Il cambio di nome della piazza nuova da Crispi a Matteotti che fa la storia di Troina

Attraverso i nomi delle vie e piazze intitolate a persone famose si può fare storia di un paese. Una delle piazze di Troina, conosciuta anche come “piazza nuova” per distinguerla dalla “piazza vecchia”, che è la piazza Conte Ruggero, ha cambiato nome nei prima anni ’60 del Novecento. Prima si chiamava “piazza Francesco Crispi”, dopo l’è stato cambiato nome in piazza “Giacomo Matteotti”.

Il cambio in piazza nuova

Deve esserci stato un motivo che ha spinto l’amministrazione comunale di allora a cambiare il nome di questa “piazza nuova”. Ci ho provato a scoprirlo consultando le delibere della giunta e del consiglio comunale, ma non sono riuscito a trovare la delibera negli archivio del comune, che ha un estremo bisogno, per la sua efficiente tenuta, di archivisti, che sono figure tecniche al pari delle figure di ingegnere, geometra e ragioniere. Sulla base di pochi indizi che ho raccolto si possono fare delle congetture, che devono essere sottoposte al vaglio di una rigorosa ricerca.

Il verbale del 1896 ed i Fasci dei lavoratori siciliani

In un verbale dell’assemblea del 1896 del circolo De Nasca, che non esiste più, ho letto che si doveva decidere se riammettere al circolo quei soci tornati in libertà che erano stati arrestati nel gennaio del 1894. E’ un indizio che fa pensare che anche a Troina ci siano stati dei fascianti (si chiamavano così gli aderenti ai Fasci dei lavoratori siciliani). Un altro indizio è la notizia che, a fine giugno del 1893, pubblicava il Giornale di Sicilia: “…anche qui si sta organizzando il Fascio dei lavoratori; e non c’è nulla di male, poiché le oneste associazioni che hanno per fine precipuo il loro miglioramento, senza turbare l’altrui e l’ordine pubblico, sono permesse e sancite dallo Statuto”.

Tra i pochi esponenti dell’aristocrazia siciliana che guardavano con simpatia ai Fasci dei lavoratori siciliani, c’era Giuseppe Di Napoli, che faceva parte del gruppo guidato dall’aristocratico socialista Alessandro Tasca di Cutò. Che sia il Giuseppe Di Napoli di Troina, il poeta paesano al quale il Comune di Troina ha intitolato una via, non è possibile affermarlo con certezza, ma non è da escluderlo pregiudizialmente. Negli anni ’60 del secolo scorso c’erano ancora degli anziani contadini troinesi che conservavano la memoria della presenza in paese di persone che si organizzavano in Fascio dei lavoratori. Sonno tutti indizi dai quali trarre spunti per una rigorosa ricerca storica sulla Troina di fine Ottocento e inizio Novecento, un periodo della storia di Troina di cui sappiamo poco.

Lo scontro tra i Fasci e i proprietari agricoli

Per capire cosa possano aver significato i Fasci dei lavoratori siciliani per i contadini troinesi poveri e sfruttati e i grandi proprietari agrari troinesi, come i Sollima, Squillaci, Polizzi, Calandra e Pintaura che li sfruttavano imponendogli contratti angarici, ce ne possiamo rendere conto dalle loro rivendicazioni. I Fasci dei lavoratori siciliani, che andavano sorgendo ovunque in Sicilia tra il 1892 e 1893, chiedevano principalmente l’abolizione del dazio sulle farine e l’espropriazione del latifondo, la riforma dei contratti agrari per un’equa ripartizione dei prodotti della terra.

La repressione di Crispi

A queste richieste la risposta degli agrari fu di netto rifiuto, anzi proposero persino l’abolizione dell’istruzione obbligatoria, e lo stato d’assedio della Sicilia e l’arresto di 1982 fascianti, senza alcuna garanzia di un regolare procedimento. Questa violenta repressione dei Fasci dei lavoratori fu opera del governo di Francesco Crispi. Tutto questo avveniva mentre in Italia nasceva e si rafforzava il Partito socialista, che con i Fasci dei lavoratori siciliani era in stretta relazione. Antonio Labriola, nella lettera del 5 novembre 1893 inviata a Federico Engels, scriveva che il movimento dei Fasci dei lavoratori siciliani era: “il secondo grande movimento di massa proletario cui assistiamo in Italia dopo quello romano degli anni 1888-1891”.

I quaderni di Gramsci

Antonio Gramsci, confrontando Cavour con Crispi, scriveva nei Quaderni del carcere che “Cavour aveva avvertito di non trattare il Mezzogiorno con gli stati d’assedio: Crispi invece stabilisce lo stato d’assedio e i tribunali marziali in Sicilia per il movimento dei Fasci e accusa i dirigenti dei Fasci di tramare con l’Inghilterra per il distacco della Sicilia (pseudo trattato di Bisacquino)”.

I fatti legati

A questo punto, la domanda sorge spontanea: c’è un legame tra il cambio di nome della piazza nuova da Francesco Crispi a Giacomo Matteotti? Sembrerebbe chi il legame ci sia, anche se non siano stati trovati documenti che possano confermarlo. Ma a tenere in via questa congettura è la figura di Giacomo Matteotti, coraggioso ed integerrimo deputato socialista che, per aver denunciato le violenze delle squadracce fasciste durante le elezioni del maggio 1924, fu rapito ed assassinato il 10 giugno da una squadraccia fasciata guidata da Amerigo su ordine dello stesso Mussolini, che era il capo di governo di allora. Il cadavere di Matteotti fu ritrovato il 16 agosto 1924 in una località vicino Roma.