Terzo mandato, le sindache ennesi sfidano l’Ars: “Stop al voto segreto, no a giochi di palazzo”
Enna-Provincia - 04/03/2026
I sindaci alzano il livello dello scontro e puntano il dito contro il voto segreto, temendo l’ombra dei franchi tiratori sull’aula dell’Ars. La battaglia sul terzo mandato per i primi cittadini dei Comuni fino a 15 mila abitanti entra così nella fase più delicata, trasformandosi da questione tecnica a detonatore politico dentro una maggioranza regionale già attraversata da tensioni e da un rimpasto di giunta tutt’altro che indolore.
Lo scontro sul voto segreto
«Perché richiedere il voto segreto?», chiedono i sindaci in una nota dai toni netti. «Forse c’è il timore che qualcuno, per beghe politiche, voglia impedire ai sindaci siciliani la possibilità di ricandidarsi? Se le posizioni sono chiare, si voti in modo palese e trasparente». Parole che suonano come una sfida aperta ai parlamentari regionali e che mettono pressione soprattutto ai partiti del Centrodestra.
Il tentativo di Galvagno
Il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, dopo la bocciatura delle scorse settimane, è intenzionato a riportare il testo in aula sotto forma di norma di recepimento della disciplina nazionale, già in vigore nel resto d’Italia. Un passaggio che formalmente dovrebbe limitarsi ad allineare la Sicilia alle altre regioni, ma che politicamente pesa come un macigno sugli equilibri interni alla coalizione di governo.
I sindaci respingono con forza l’idea che si tratti di un “contentino” per qualcuno. «È irrispettoso nei confronti di tutti i sindaci e delle comunità che rappresentano», scrivono, ricordando che il provvedimento avrebbe dovuto essere approvato già due anni e mezzo fa. «Sostenere che vi siano questioni più gravi appare pretestuoso», aggiungono, denunciando settimane di rinvii.