Enna senza cinema ma il Neglia rischia di diventarlo: l’Imbuto boccia il piano del Comune

La cultura ennesa alza la voce e lo fa con nettezza. Patrizia Fazzi, presidente dell’Associazione Culturale l’Imbuto, firma una lettera aperta all’amministrazione comunale di Enna, contestando la decisione di affidare a un privato il Teatro Comunale Neglia per tre anni, trasformandolo in sala cinematografica. La proposta, pubblicata come “manifestazione di interesse” lo scorso 4 marzo, scade il 10 marzo: appena sei giorni di tempo, un arco temporale che, secondo l’associazione, non lascia spazio a riflessioni né a partecipazione pubblica.

“Non ho mai fatto confusione tra l’amore e la passione verso l’arte e il teatro con la propaganda politica”, precisa Fazzi, sottolineando la neutralità del suo intervento in pieno periodo elettorale. E subito parte la critica: perché, chiede, “sacrificare l’unico presidio culturale rimasto in città quando le programmazioni cinematografiche sono alla fine della stagione?”

Una città senza cinema: i disagi degli ennesi

Il progetto nasce da un problema reale e urgente: Enna è praticamente l’unico capoluogo d’Italia senza una sala cinematografica da anni. I residenti, per vedere un film, devono spostarsi in altre province, tra Caltanissetta e Catania, percorrendo decine di chilometri. Una situazione che pesa sulla vita culturale della città e che rende comprensibile la fretta dell’amministrazione, ma non meno discutibile le modalità scelte.

  • Criticità e rilievi dell’Associazione

Fazzi mette in fila le criticità principali:

Tempistiche lampo: dalla pubblicazione della manifestazione di interesse alla scadenza passano solo sei giorni, “un tempo insufficiente per una riflessione adeguata”.

Destinazione d’uso del teatro: secondo il regolamento, il Neglia è destinato a “attività teatrali, musicali e di spettacoli in genere, nonché convegni e conferenze di carattere culturale, politico o sociale”. La concessione a terzi per un cinema di 36 mesi sarebbe in contrasto con la finalità istituzionale. L’articolo 10 del regolamento prevede sì eventi multimediali, documentari o riprese, “purché siano compatibili con il decoro e la tradizione dello stesso”, ma la trasformazione a cinema stabile rischierebbe di snaturare l’identità del teatro.

Principio di temporaneità violato: un affidamento triennale non rispetterebbe il concetto di uso temporaneo previsto dal regolamento.

La proposta alternativa: il Cinema di Pergusa

L’associazione non si limita a criticare. Fazzi indica una soluzione alternativa: il Cinema di Pergusa, “un immobile comunale inutilizzato, in ottime condizioni strutturali e dotato di arredo confacente alla destinazione di Cinema”, che richiederebbe solo l’installazione della componente tecnica. Recuperare quella struttura consentirebbe di preservare l’integrità del Teatro Neglia e al contempo garantire ai cittadini una sala cinematografica, valorizzando un’altra zona della città frequentata anche dall’utenza universitaria. “La Cultura non può accontentarsi né deve scendere a compromessi”, scrive Fazzi, concludendo la sua lettera: “Non rendiamoci complici di spegnere il palcoscenico per accendere uno schermo”.