Terzo mandato, la sindaca di Agira teme nuova bocciatura all’Ars e accusa i deputati “segreti”

La sindaca di Agira, Maria Greco, non le manda a dire: paventa un replay della bocciatura del 17 febbraio all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) sulla norma del terzo mandato per i sindaci dei comuni sotto i 15mila abitanti, ignorando la sentenza della Corte Costituzionale.  In un comunicato tagliente, accusa i deputati di voler aggirare la legge con un voto segreto che cela responsabilità, mentre lei e altri sindaci minacciano ricorsi e candidature ostinate.

Le accuse ai deputati del “voto segreto”

“Oggi assistiamo al tentativo di aggirare – dice Greco – quel limite, come se alcuni deputati ritenessero di potersi collocare al di sopra della legge. E non è casuale che tutto ciò avvenga attraverso il voto segreto, uno strumento che finisce per nascondere le responsabilità individuali e impedire ai cittadini di conoscere le scelte dei propri rappresentanti”

Il Fantasma del 17 febbraio

Immaginate un’Aula che finge amnesia: il 17 febbraio l’ARS boccia l’articolo sul terzo mandato nel ddl Enti Locali, nonostante la norma nazionale lo consenta per i piccoli comuni.  Pochi giorni dopo, la Corte Costituzionale (sentenza n. 16/2026 del 19 febbraio) tuona contro disparità simili, imponendo alla Sicilia – regione a statuto speciale – di allinearsi senza se e senza ma. Greco lo ricorda con ironia amara: “Un tempo una sentenza era un limite invalicabile; oggi, si prova a scavalcarla”.

Sindaci sulle spine, voto a rischio caos

La questione tiene in scacco centinaia di sindaci siciliani, da Agira a Draia bloccati al secondo mandato mentre il resto d’Italia marcia sul terzo per i centri sotto 15mila anime.

 L’ARS ci riprova: dopo una capigruppo urgente di Galvagno, un ddl ad hoc in due articoli è pronto per martedì 10 marzo, ma i 5 Stelle promettono battaglia e voto segreto.   Greco diffida formalmente: “Procedete pure, ma noi tuteleremo diritti politici fondamentali in ogni sede”.

La rivolta dei primi cittadini

Non è solo Agira: l’ANCI Sicilia e i sindaci tuonano contro “strappi istituzionali”, pronti a ricorsi e candidature “come se nulla fosse”. Greco incarna la ribellione: “Rispetto della legge non è un’opzione, è lo Stato di diritto”. Tra caos elettorale e credibilità in bilico, la Sicilia rischia uno schiaffo alla democrazia  o forse, il rilancio di eroi locali che non si arrendono.