Terza giornata nazionale della prevenzione, sabato 18 aprile appuntamento a Enna

Torna il prossimo 18 aprile 2026 la Terza Giornata Nazionale della Prevenzione, promossa da FADOI

(Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti) e ANÌMO (Associazione Nazionale

Infermieri di Medicina Interna), con iniziative in 23 piazze italiane. In Sicilia sono due le piazze che

ospitano l’iniziativa. Ad Enna in piazza VI dicembre, nei pressi della scuola Pascoli, ad

Alcamo in piazza Ciullo.

Dalle ore 10.00 alle 17.00, medici e infermieri di Medicina Interna saranno a disposizione dei cittadini

per offrire screening gratuiti e consulenze su come prevenire le patologie più diffuse, tra cui

ipertensione arteriosa, diabete, obesità, dislipidemie, scompenso cardiaco e malattie respiratorie.

L’iniziativa, ad accesso libero e senza necessità di prenotazione, nasce con l’obiettivo di avvicinare la

sanità ai cittadini e promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione e

degli stili di vita salutari. Durante la giornata sarà possibile ricevere indicazioni personalizzate e materiali

informativi utili per adottare comportamenti corretti nella vita quotidiana.

“La Medicina Interna è da sempre in prima linea nella gestione delle patologie acute e croniche più

diffuse. Con questa giornata vogliamo portare la prevenzione fuori dagli ospedali, direttamente nelle

piazze, per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di prendersi cura della propria salute prima

che insorgano le malattie”, commenta il Presidente FADOI, Andrea Montagnani.

“Gli ambiti della prevenzione abbracciano molti aspetti del malato cronico fragile, che sempre più

spesso giunge alla nostra osservazione nelle corsie dell’Ospedale, ma appare quanto mai urgente e

necessaria una presa di coscienza e modifica dello stile di vita da parte della popolazione”, afferma il

Presidente di ANÍMO, Antonio Vitiello.

“È una scelta fortemente voluta da noi Medici e Infermieri Internisti, che da sempre ci occupiamo delle

malattie acute e croniche più frequenti nella popolazione, come ipertensione arteriosa, diabete, malattia

renale, obesità, dislipidemia, scompenso cardiaco, bronchite cronica, infezioni” concludono

Montagnani e Vitiello. Ogni euro investito in prevenzione ne fa risparmiare 3 ma l’Italia è agli ultimi

posti in Europa in fatto di investimenti con il 5% di spesa sul fondo sanitario, nonostante la nostra

salute dipenda al 43% da questa, il 20% dall’ ambiente e solo l’11% dalle cure per le quali investiamo

però il 95% delle risorse. Dati recenti evidenziano infatti come, in Italia, la prevenzione non venga

attuata in maniera adeguata: quasi il 50% della popolazione è attualmente sovrappeso o obesa, quasi

il 40% della popolazione è iperteso e la prevalenza di dislipidemia si attesta su percentuali simili. Inoltre,

circa il 6% della nostra popolazione è attualmente diabetica e l'abitudine al fumo interessa il 20% della

popolazione italiana ed è di nuovo in forte crescita specialmente tra i giovani. Ad aggravare questa

situazione poi c'è il fatto che fattori di rischio ad alta prevalenza come ipertensione arteriosa,

dislipidemia, malattia renale, alterata tolleranza glucidica e perfino il diabete mellito vengano

riconosciuti tardivamente quando già hanno contribuito a dare danno d'organo. Per i pazienti più

fragili e per tutti quelli con pluri-patologie importanti è necessaria una adeguata copertura

vaccinale. Negli ultimi anni poi, oltre al vaccino per il covid, sono stati introdotti nuovi vaccini per

patologie ad alta prevalenza. Vaccini come l’antinfluenzale e l'anti-pneumococcico hanno

dimostrato di essere tra gli interventi più cost-effective in specifiche popolazioni con un profilo di

tollerabilità certamente superiore alle principali terapie farmacologiche. Nonostante ciò, però, in Italia

la situazione è tutt'altro che rosea con una copertura vaccinale molto distante dal tasso ottimale e

anche dal tasso minimo di vaccinazione accettabile.

Infine, un ulteriore dato molto importante è che, complice l’effetto ancora presente della pandemia e le

lunghe liste d’attesa, l’adesione agli screening è in calo.