Flop di FdI: è fuori dal Consiglio, Longi: “Per soli 34 voti ma il partito c’è”
Enna-Cronaca - 26/05/2026
Non è solo il rumore dei vincitori quello che si sente ancora ad Enna. C’è anche quello degli sconfitti. E la caduta più fragorosa è quella di Fratelli d’Italia, il primo partito in Italia, quello della premier Giorgia Meloni, che ad Enna, si è fermata al 4,77% delle preferenze: un flop che impedisce a Fratelli d’Italia di entrare in Consiglio comunale non avendo raggiunto la soglia del 5%.
La sconfitta cocente
Una debacle che pesa come un macigno sul partito e su tutta la catena di comando del partito, tra cui la deputata nazionale Eliana Longi ed il presidente provinciale, Nino Cammarata.
Longi: “Fuori per 34 voti ma il partito c’è”
“Per 34 voti non siamo entrati in Consiglio – dice a ViviEnna Eliana Longi – e questo lascia l’amaro in bocca. Sono comunque contenta di aver portato il simbolo del partito che mancava da anni, gestito, peraltro, da un gruppo giovane. Non lo vedo come un punto terminale ma un momento da cui ripartire. Ora c’è un partito ad Enna, cosa che qualche anno fa era impensabile o quasi. Non abbiamo centrato l’obiettivo ma ci siamo”.
Alla deputata abbiamo chiesto se le criticità interne al partito abbiano inciso. Le cronache politiche narrano di frizioni maturate nelle settimane precedenti al voto con alcune componenti del partito, tra cui con Dante Ferrari e l’ex sindaco Ardica
“Come in ogni partito ci sono delle visioni contrapposte: io mi sono assunta la totale responsabilità di comporre la lista da sola con l’aiuto del circolo e di Gioventù nazionale all’interno della quale si è posizionato il consigliere uscente (Dante Ferrari)” afferma Longi.
Gli scenari da qui al 2027
Cosa accadrà da qui ai prossimi mesi è difficile dirlo, di certo una riflessione sarà appuntata nell’agenda dei vertici regionali e nazionali anche perché il prossimo anno si tornerà a votare con Regionali e Nazionali. Di certo, le amministrative hanno un valore diverso rispetto a tornate più complesse: nelle comunità piccole gli steccati sono meno netti e spesso a spostare gli equilibri sono i candidati in lista che muovono famiglie ed amicizie. Ed in una città con poco meno di 25 mila abitanti fa la differenza.
Fare Comune non va in Consiglio: rispolverato il caso Messina
Ma non è solo FdI ad avere perso: tra gli sconfitti si iscrive la lista Fare Comune, legata all’ex assessore Rosalinda Campanile ed all’ex assessore Giovanni Contino- che si era candidato a sindaco – fermatasi al 4,67% dei voti, poco più sotto di FdI. Campanile, nella sua pagina social, ha ringraziato le persone che hanno sostenuto la lista ed ha affermato che l’esclusione di Antonio Messina dalla corsa elettorale ha inciso nel mancato raggiungimento dell’obiettivo. “L’esclusione di un candidato ha avuto il suo peso, anche sull’umore mio personale oltre che sui numeri. Una vicenda grottesca. Ma non voglio parlare di rabbia. Voglio parlare di gratitudine”. Ed ancora: “Auguro sinceramente il meglio alla nostra città e buon lavoro a chi ha vinto. Governare non è semplice: presto comprenderanno quanta distanza esiste tra ciò che si sogna di fare e ciò che realmente si può fare. Un qualche responsabile, probabilmente, c’è. Ma continuare a guardare indietro oggi non servirebbe a nulla”
Di Maggio: “Perso troppo tempo per la scelta del candidato sindaco”
Pure Noi Moderati, nella stessa coalizione di Fare Comune e FdI a sostegno di Ezio De Rose, non entra in Consiglio comunale, per via del suo 2,87. “Ci siamo costituiti a novembre e non era certamente semplice essendo partiti da zero” afferma a ViviEnna Gaetano Di Maggio, esponente di Noi Moderati che, però, una stoccata la lancia: “Quel 2,87% vale tanto se consideriamo che siamo partiti da zero mentre FdI, la forza politica più forte in Italia, ha toccato il 4,77%”. Sull’analisi della sconfitta, Di Maggio non usa giri di parole. “Si è perso troppo tempo sulla scelta del candidato sindaco: tante riunioni, diversi litigi e quando si è deciso di convergere su Ezio De Rose, persona stimata e perbene, era troppo tardi. Il voto su Crisafulli è stato percepito dagli ennesi come utile, lo dimostra anche il numero di preferenze incassate con il voto disgiunto”