Da Enna Lombardo detta la linea: congressi Mpa, attacco alla Lega e ultimatum agli alleati

È da Enna che Raffaele Lombardo sceglie di lanciare i suoi messaggi politici più pesanti. L’assemblea provinciale dell’Mpa-Grande Sicilia, riunita nel capoluogo alla presenza degli assessori regionali Elisa Ingala e Francesco Colianni – il padrone di casa dell’evento – diventa il palcoscenico da cui il leader autonomista detta la linea del partito su tre fronti distinti ma interconnessi: il rilancio interno attraverso una stagione congressuale, un attacco frontale alla Lega di Luca Sammartino sul voto amministrativo, e un ultimatum agli alleati di coalizione in vista delle elezioni regionali del 2027. Tre mosse che, messe insieme, disegnano una strategia precisa e non lasciano spazio a interpretazioni.

L’attacco alla Lega

Il punto di partenza è il voto. C’è un nome che Lombardo pronuncia con tagliente precisione quando spiega perché il centrodestra ha perso ad Agrigento e a Bronte: Luca Sammartino. La Lega, accusa il presidente dell’Mpa, ha fatto da apripista involontario a Ismaele La Vardera, l’ex Iena trasformatosi in attore politico e trionfatore in quei due Comuni. I numeri, per Lombardo, sono inconfutabili: ad Agrigento, Luigi Gentile, candidato sostenuto dalla Lega di Sammartino, ha raccolto il 15,41 per cento dei voti. Quella fetta di consensi, sottratta al perimetro del centrodestra compatto, ha spianato la strada alla sconfitta di Dino Alonge, candidato di Mpa, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Udc. Stesso copione a Bronte, dove la candidata leghista Giovanna Caruso — corsa con il sostegno di FdI — ha frenato la corsa di Giuseppe Castiglione, alfiere del centrodestra unito.

“La carta vincente di La Vardera si chiama la Lega di Sammartino”, scandisce Lombardo. Una frase che suona come un atto d’accusa, tanto più pesante perché accompagnata da una mezza assoluzione: “Ha fatto questo lavoro senza rendersene conto — aggiunge — perché se ci fosse stata una lucida strategia, l’avrei capita”. Peggio di un tradimento calcolato, secondo il leader autonomista: una leggerezza che ha prodotto il danno di una sconfitta.

L’affondo a La Vardera

Ma chi è, per Lombardo, questo La Vardera che agita i sonni del centrodestra? Il ritratto che ne traccia è tutt’altro che lusinghiero. Anni fa, ricorda Lombardo, “si candidò a sindaco di Palermo per mettere su una sorta di cortometraggio con le interviste, ma non si candidò”. Di recente, all’Ars, ha presentato — sempre secondo il presidente dell’Mpa — un emendamento costruito per trarre in inganno l’assemblea, che lo ha effettivamente votato. Un episodio che Lombardo stesso definisce un boomerang: “Qualche sindaco, dati alla mano, ha dimostrato che quell’emendamento aveva le sue basi e quel milione può essere usato da qualche Comune o da qualche Unione dei comuni”.

La stagione dei congressi

Fuori da Agrigento e Bronte, però, il quadro cambia radicalmente. In tutti gli altri Comuni chiamati al voto, il tribuno palermitano ha perso, secondo la tesi lombardiana. Nessuna onda anomala, nessuna rivoluzione ma solo due sacche di resistenza alimentate — questa è l’analisi di Lombardo — non dalla forza di La Vardera, ma dalle contraddizioni interne al centrodestra. Una differenza che il leader dell’Mpa tiene a sottolineare: non si tratta di un fenomeno politico strutturato, ma di un effetto collaterale di alleanze sfilacciate.

Il secondo fronte è quello interno. Da Enna, Lombardo annuncia una stagione di rilancio dell’Mpa attraverso congressi provinciali e locali, con l’obiettivo di rifondare il partito su basi valoriali solide e far emergere una classe dirigente rinnovata. “C’è bisogno di una classe dirigente nuova, e un pezzo di questa classe dirigente nuova è qui”, dice guardando la platea ennese. Non nostalgia, ma costruzione: il partito autonomista si prepara a presentarsi alle regionali del 2027 con una struttura riorganizzata e una identità politica nitida.

Il messaggio alla coalizione

Ed è proprio il 2027 il vero orizzonte di tutto il discorso. L’appello alla coalizione che sostiene il governo Schifani è netto e senza margini di cortesia diplomatica: “In giunta se ne tenga conto, in assemblea se ne tenga conto, nei Comuni se ne tenga conto”. E aggiunge: “Vi posso assicurare che non è solo il mio punto di vista”. Una precisazione che suona come un segnale preciso verso gli alleati: il malumore dentro la coalizione, lascia intendere Lombardo, non sarebbe circoscritto alla sola area autonomista.

Ma è il finale a contenere la vera bomba politica. Lombardo evoca il 2012 con un avvertimento senza margini di ambiguità: “Non dimenticate che noi, io e altri amici, nel 2012, quando non ci convinsero certe scelte, siamo andati da soli. Questo ha portato al successo del candidato Crocetta”. Non un aneddoto, ma una minaccia politica concreta: “Lo stare insieme solo per vincere si porta dentro una serie di contraddizioni”. E le contraddizioni, in Sicilia, presentano sempre il conto.

La porta, tuttavia, resta socchiusa. “Senza abusi, senza colpi di mano, si costruisce una coalizione che non solo vince ma che lavori e funzioni nell’interesse della Sicilia”. Patti chiari, basi nette. Il messaggio è partito da Enna. Ora tocca agli alleati decidere se raccoglierlo.