“Il carcere modello che non c’è più”, l’affondo di Cortese dopo la rivolta al Bodenza
Enna-Cronaca - 10/07/2026
Il Bodenza non è più un’eccellenza. È la fotografia impietosa restituita dall’avvocato Gianpiero Cortese, membro dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” e componente della Camera Penale di Enna, a pochi giorni dalla rivolta sedata dalle forze dell’ordine esterne e dalla polizia penitenziaria senza conseguenze per detenuti e personale.
L’analisi di Cortese
Un istituto che per anni è stato, nelle parole di Cortese, “fiore all’occhiello degli istituti penitenziari siciliani, modello nella gestione del condannato e nel lavoro di recupero”, oggi si trova ad affrontare “le stesse problematiche tristemente note altrove”.
Un declino, sottolinea l’avvocato, che precede di gran lunga i fatti di sabato scorso. Il sovraffollamento al Bodenza è “una piaga da almeno tre anni”, con numeri “superiori del 60% rispetto ai posti disponibili” — dato indicato dallo stesso Cortese con riserva di verifica. Da qui la domanda rivolta alla politica locale, tornata a occuparsi del carcere solo dopo la rivolta: “come mai solo adesso?”.
Le difficoltà
Cortese riconosce il lavoro delle forze dell’ordine nell’evitare conseguenze più gravi, ma inquadra il caso ennese dentro una crisi nazionale: il sovraffollamento riguarda l’intero sistema penitenziario italiano, di fronte al quale “neanche l’attuale governo, ad impronta asseritamente securitaria, ha fatto granché”. Sul progetto di nuovi istituti, l’avvocato è netto: “per riempirli con quale e quanto personale?”. Richiama inoltre le condanne dell’Unione Europea all’Italia per le condizioni di detenzione, e ricorda che una parte consistente dei reclusi è in custodia cautelare, dunque non ancora condannata in via definitiva.
Sul fronte locale, Cortese accoglie con favore l’interessamento mostrato in questi giorni dal sindaco e da altri esponenti politici del territorio, segnalando che alcuni seguivano già da tempo le attività della sua associazione.