Omicidio Di Dio, gup trasmette atti in Corte d’Assise: ora gli imputati rischiano l’ergastolo
Enna-Cronaca - 23/07/2026
Svolta nel procedimento per l‘omicidio di Giuseppe Di Dio, il sedicenne di Capizzi ucciso a colpi di pistola la sera del primo novembre scorso. Il gup del Tribunale di Enna, Giuseppe Noto, al termine della camera di consiglio, ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di Assise. L’udienza è stata fissata per il 2 ottobre 2026.
La modifica del capo d’imputazione
A cambiare gli scenari è stata la modifica del capo d’imputazione depositata dal pm Salvatore Interlandi con cui la Procura ha indicato la sussistenza dell’aggravante dei futili motivi a carico dei tre imputati, Giacomo, Mario e Antonino Frasconà, accusati in concorso dell’omicidio di Di Dio e dei tentati omicidi di Fiordaliso Giuseppe Antonino e Calandra Checco Domenico. Il riferimento contestato è la mancata risposta di Calandra alla richiesta di indicare dove si trovasse tale “Fusaro”, soprannome di Novembre Giuseppe.

L’udienza di stamane
Secondo quanto riferito in una nota dall’avvocato Salvatore Timpanaro, difensore del Comune di Capizzi costituitosi parte civile, in apertura di udienza i legali delle parti civili hanno sollecitato i poteri del pubblico ministero per contestare agli imputati l’aggravante dei futili motivi sotto un ulteriore profilo. Alla stessa richiesta si è associato l’avvocato Filippo Mazzara, difensore della parte civile Calandra Checco Domenico.
La ricostruzione, secondo i legali: Frasconà Filaro Giacomo, giunto davanti al bar Millennium, avrebbe chiesto a Calandra Checco dove si trovasse “il Fusaro” (Novembre Giuseppe); alla mancata risposta, avrebbe esploso da distanza ravvicinata i colpi di arma da fuoco che per errore hanno poi raggiunto Di Dio Giuseppe e Fiordaliso Giuseppe Antonino. Nella stessa modifica del capo d’imputazione, l’accusa nei confronti di Fiordaliso è stata mutata da lesioni gravi a tentato omicidio aggravato dai futili motivi, essendo la vittima stata in pericolo di vita.
Rito ordinario, non più abbreviato
La riformulazione dell’accusa ha di fatto precluso la strada del giudizio abbreviato, richiesto dalla difesa dei tre imputati: con l’aggravante dei futili motivi reintrodotta, il reato rientra tra quelli per cui l’abbreviato non è ammissibile nella sua forma “secca”, e gli imputati dovranno affrontare il rito ordinario davanti alla Corte d’Assise, dove la pena massima prevista è l’ergastolo.
Il ribaltamento
La decisione di oggi ribalta quanto accaduto lo scorso 29 aprile, quando una richiesta di giudizio immediato aveva portato a una rimodulazione del capo d’imputazione che escludeva le aggravanti di futili motivi, premeditazione e strage, inizialmente confermate sia dal gip sia dal Tribunale del Riesame, aprendo allora la strada al rito abbreviato e facendo decadere la prospettiva dell’ergastolo.
Quella rimodulazione era stata contestata dalla famiglia della vittima, assistita dagli avvocati Nino Grippaldi e Giovanni Palermo, con una memoria indirizzata al gup Noto, al pm Interlandi e alla Procura generale di Caltanissetta. Al fianco della famiglia si era schierato anche il Comune di Capizzi, che aveva deliberato la costituzione di parte civile con l’avvocato Salvatore Timpanaro. Il caso era arrivato anche in Parlamento, con due interrogazioni delle deputate Stefania Marino (Pd) e Simona Loizzo (Lega) rivolte al ministro della Giustizia.
Il presidio di stamattina
Proprio questa mattina, nelle ore precedenti la camera di consiglio, familiari, amici e cittadini si erano radunati con striscioni e cartelli nei pressi del Tribunale di Enna per chiedere “giustizia piena” per Giuseppe Di Dio.