Emergenza idrica, ANAFePC propone il modello pugliese: nel mirino anche le criticità dell’Ennese

La crisi idrica siciliana torna al centro del dibattito istituzionale. L’ANAFePC (Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura, del Lavoro e del Sociale) ha trasmesso alla Presidenza della Regione Siciliana e ai vertici dell’Assemblea Regionale una proposta per modificare il modello di gestione dell’acqua nell’isola, indicando come riferimento l’esperienza dell’Acquedotto Pugliese SpA, definita dall’Accademia “eccellenza pubblica riconosciuta a livello europeo”.

Un tema che riguarda da vicino anche la provincia di Enna, dove nei giorni scorsi AcquaEnna ha disposto la turnazione idrica in alcune contrade di Regalbuto a causa della diminuzione delle fonti di approvvigionamento. Un provvedimento arrivato nel pieno dell’estate e che ha riportato l’attenzione sulle difficoltà legate alla disponibilità della risorsa idrica nei territori interni.

La proposta di ANAFePC per una gestione unica dell’acqua

L’iniziativa dell’Accademia arriva al termine di un percorso avviato lo scorso febbraio e culminato a luglio con la presentazione di un esposto a nove Procure della Repubblica e a tre Ministeri.

Secondo quanto comunicato da ANAFePC, l’azione è nata anche dopo alcuni sopralluoghi effettuati presso le dighe di Blufi e Pietrarossa, dai quali sarebbero emerse criticità legate a opere strategiche ferme da oltre trent’anni.

Per superare quella che l’Accademia definisce una situazione di paralisi, la proposta prevede l’adozione in Sicilia di un modello simile a quello pugliese, con una società unica interamente pubblica per la gestione del servizio idrico. Secondo ANAFePC, questo assetto consentirebbe di superare la frammentazione dei piccoli comuni e di reinvestire gli utili nelle infrastrutture.

Investimenti su reti, invasi e dissalazione

Il piano elaborato dall’Accademia nasce, secondo quanto riferito, da uno studio comparativo sui regolamenti e sui bilanci delle principali utility europee e prevede una serie di interventi tecnici ed economici.

Tra le misure indicate figura l’istituzione di una task force regionale composta da 100 ingegneri idraulici per accelerare la progettazione delle opere e favorire l’accesso ai finanziamenti europei e del PNRR.

ANAFePC propone inoltre un investimento di 120 milioni di euro per la digitalizzazione dei 24 mila chilometri di condotte siciliane attraverso sensori acustici per individuare le perdite. L’Accademia richiama il dato ISTAT sulla dispersione idrica media, pari al 51,6%, evidenziando come oltre la metà dell’acqua immessa nella rete venga dispersa.

Il piano prevede anche 37 milioni di euro per il dragaggio urgente dei sedimenti negli invasi, con l’obiettivo indicato dall’associazione di recuperare 80 milioni di metri cubi di capacità di accumulo, e 90 milioni di euro per la riconversione dei dissalatori di Gela, Porto Empedocle e Trapani attraverso il collegamento con parchi fotovoltaici dedicati.

Le dichiarazioni dell’Accademia

“Di fronte a un’emergenza che sta mettendo in ginocchio famiglie, imprese e agricoltura, la politica ha il dovere di cedere il passo a soluzioni tecniche oggettive e già ampiamente collaudate”, dichiara il presidente di ANAFePC, Calogero Coniglio.

“Con questo piano indipendente non intendiamo muovere critiche sterili, ma offrire uno strumento concreto guidato da un unico obiettivo: l’interesse pubblico e la salvaguardia del bene comune”, aggiunge.

Maurizio Cirignotta e Agata Giuffrida, rispettivamente vicepresidente e consigliere di ANAFePC, sottolineano: “Non c’è più tempo per i rinvii: servono atti immediati e vincolanti”.

L’Accademia rende noto di aver allegato ai documenti anche una bozza di ordinanza presidenziale d’urgenza per trasformare le linee guida del piano in atti amministrativi.