Bodenza, 2 carceri sotto lo stesso tetto: Camera penale: “Disparità nell’esecuzione della pena”
Enna-Cronaca - 30/07/2026
Una relazione che descrive un istituto al collasso, ma sceglie di non fermarsi alla denuncia: registra anche i pochi progressi, come l’assenza di suicidi. È quanto emerge dal documento firmato dalla Camera Penale di Enna “Francesco Tavella” dopo la visita ispettiva del 16 luglio scorso alla Casa Circondariale “Luigi Bodenza”, condotta nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Ristretti Agosto 2026” promossa dall’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane.
La delegazione, guidata dalla presidente, avvocato Giuliana Vittoria Conte insieme agli avvocati Francesco Romano, Paolo Gioveni, Barbara Di Natale e Prima Cammarata, è stata ricevuta dal comandante del reparto di polizia penitenziaria Carlo Di Blasi Petrantoni, dalla capo area educatori Elena D’Amore e ha operato con la piena collaborazione della direzione, guidata da Ignazio Santoro.
IL SOVRAFFOLLAMENTO REALE
Il dato più immediato riguarda i numeri. La capienza regolamentare del carcere è di 167 posti, ma 37 sono stati dichiarati inagibili dopo la rivolta di inizio luglio: restano quindi 130 posti realmente disponibili a fronte di 189 detenuti presenti, tutti uomini. Il tasso di affollamento, spiega la Camera Penale, va calcolato non sul dato formale (113,2%) ma su quello reale: 145,4%. Prima dei disordini i detenuti erano 220.
UN ORGANICO RIDOTTO ALL’OSSO
Sul fronte della polizia penitenziaria la pianta organica prevede 97 unità, ma quelle effettivamente in servizio sono 62, e di queste 16 sono stabilmente impegnate nel nucleo traduzioni. Il personale realmente disponibile per la vigilanza dei reparti, sottolinea la relazione, scende così a circa 46 unità da distribuire sulle 24 ore, al netto di permessi, malattie e turnazioni. Anche l’area educativa sconta la stessa sofferenza: tre soli funzionari giuridico-pedagogici, a fronte di 130 detenuti con condanna definitiva che avrebbero diritto a un percorso trattamentale individualizzato. Il rapporto è di un educatore ogni 63 detenuti, una proporzione che per la Camera Penale rende “sostanzialmente impossibile” dare effettività al programma di trattamento previsto dalla legge.
CHI SONO I DETENUTI
Tra i 189 ristretti, 59 sono in attesa di giudizio definitivo, 25 gli stranieri. Il dato più delicato riguarda le dipendenze: 63 detenuti tossicodipendenti, un terzo della popolazione, ma solo 9 risultano effettivamente in terapia farmacologica, metadonica o sostitutiva. A questo si aggiungono 15 casi con quadro psichiatrico, un sieropositivo e sei detenuti con epatite C.
LE DUE FACCE DEL CARCERE
La visita ha messo a confronto due realtà opposte all’interno dello stesso istituto. Nel padiglione storico, risalente alla prima metà del Novecento, gli avvocati hanno trovato celle da circa 25 metri quadrati, pensate per cinque persone, che al momento del sopralluogo ne ospitavano fino a sette: una condizione che la Camera Penale colloca “in prossimità, e verosimilmente al di sotto”, della soglia minima dei 3 metri quadrati per detenuto fissata dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (sentenze Muršić e Torreggiani) e recepita dalla Cassazione, con possibili conseguenze risarcitorie per lo Stato. Mancano ventilatori, una vera sala di socialità, l’acqua calda è insufficiente e gli spazi all’aperto vengono descritti come degradati e igienicamente inidonei, con presenza diffusa di roditori. Specularmente, il padiglione di nuova costruzione riservato ai detenuti “protetti” offre condizioni dignitose, spazi ampi, una cucina attrezzata e laboratori. Un contrasto che, scrive la Camera Penale, “pone un problema di eguaglianza sostanziale nell’esecuzione della pena”.
IL REPARTO CHIUSO E L’ALLARME INASCOLTATO
Particolarmente critico il capitolo dedicato al reparto “Artico”, destinato in parte ai nuovi giunti e in parte ai detenuti sottoposti a regime di sorveglianza particolare. Istituito in via sperimentale nel 2022, era già stato sconsigliato dall’allora direttrice Gabriella Di Franco, che ne aveva segnalato l’impossibilità di garantire adeguati livelli di sicurezza. Il parere è rimasto senza seguito fino a quando, il 4 luglio scorso, proprio da quel reparto è partita la rivolta che ha portato alla sua chiusura definitiva.
LAVORO QUASI ASSENTE, BENEFICI RESIDUALI
Su 189 detenuti solo 34 svolgono un’attività lavorativa, tutti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria: 28 impiegati in cucina e lavanderia, 6 nella M.O.F. Nessuno lavora per imprese o cooperative esterne. Ai permessi premio accedono solo due detenuti, uno soltanto al lavoro esterno ex art. 21, a fronte di 130 posizioni definitive.
SANITÀ E CRITICITÀ PSICHIATRICHE
La copertura medica è garantita sulle 24 ore, ma quella infermieristica si ferma a 12 ore giornaliere, a fronte di una popolazione con decine di casi di dipendenza e disagio psichiatrico.
AUTOLESIONISMO IN AUMENTO
Se il dato dei suicidi resta a zero sia nel 2025 sia nel primo semestre 2026, preoccupa l’andamento degli atti di autolesionismo: 17 nei primi sei mesi dell’anno, che proiettati sull’intero 2026 confermerebbero sostanzialmente i 30 dell’anno precedente, nonostante la popolazione detenuta sia nel frattempo diminuita. In crescita anche le aggressioni al personale: 9 nel primo semestre 2026 contro le 15 di tutto il 2025.
DIRITTI NEGATI E VERIFICHE SOLLECITATE
La relazione registra un elemento positivo, la regolare comunicazione al difensore degli atti che lo riguardano, ma segnala due criticità. La prima: l’assenza di uno spazio per la pratica religiosa dei detenuti musulmani, a fronte di 25 detenuti stranieri, mentre l’istituto dispone di un’ampia cappella cattolica. La seconda riguarda le comunicazioni con i legali, limitate a una sola telefonata settimanale: la Camera Penale chiede una verifica sulla piena applicazione delle norme che negli ultimi anni hanno ampliato il diritto ai colloqui telefonici. Viene inoltre sollevato un dubbio sui controlli esterni: l’ultima visita dell’Azienda Sanitaria Provinciale non ha rilevato criticità igienico-sanitarie, un esito che gli avvocati definiscono “difficilmente conciliabile” con quanto constatato di persona nel padiglione storico, chiedendo un nuovo sopralluogo mirato.
SPACCIO E TELEFONINI, LA CRIMINALITÀ DENTRO LE MURA
Il documento richiama anche i fenomeni di criminalità interna, tra spaccio di stupefacenti e introduzione di cellulari, oggi reato autonomo. Solo nel primo semestre 2026 sono stati sequestrati 25 apparecchi telefonici e 150 grammi di droga tra marijuana, hashish e cocaina, in continuità con le precedenti operazioni della polizia penitenziaria “Icaro” e “Wimbledon”.
DAI TENTATIVI DI EVASIONE ALLA RIVOLTA
Il capitolo più drammatico è quello dei disordini di giugno e luglio. A fine giugno si sono registrati due tentativi di evasione, l’ultimo dei quali con la caduta di un detenuto durante lo scavalcamento del muro. Ma l’episodio centrale resta la rivolta del 4 luglio, scoppiata proprio nel reparto “Artico” e propagatasi al terzo piano. Secondo la ricostruzione, la tensione era già alta per i ripetuti sequestri di telefoni e droga; a farla esplodere sarebbe stato il guasto della centralina telefonica, causato da un fulmine giorni prima, che ha impedito ai detenuti di sentire le famiglie. La rivolta è scoppiata nonostante il ripristino della linea, poco dopo il ritrovamento di ulteriori cellulari e stupefacenti. I detenuti hanno preso il controllo del padiglione, distrutto telecamere, abbattuto muri, danneggiato cancelli blindati e impianto elettrico, allagato i reparti. L’istituto è stato cinturato dall’esterno da Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. L’ordine è stato ripristinato alle 17, con sette arresti in flagranza e altri otto detenuti denunciati. Il reparto coinvolto è stato sequestrato dalla magistratura e resta chiuso.
LE RICHIESTE DELLA CAMERA PENALE
Nelle conclusioni, la Camera Penale di Enna fa proprie le richieste avanzate dallo stesso comandante del reparto di polizia penitenziaria: potenziamento dell’organico, sfollamento dell’istituto e avvio urgente dei lavori di ristrutturazione, già finanziati ma bloccati dal sequestro giudiziario. A queste gli avvocati aggiungono l’adeguamento dell’organico degli educatori, il rafforzamento delle opportunità lavorative con imprese esterne, l’individuazione di uno spazio di culto per i detenuti non cattolici, un nuovo accesso sanitario mirato al padiglione storico con un piano di derattizzazione, e una sollecita definizione dei procedimenti giudiziari pendenti sul sequestro del reparto, condizione necessaria per l’avvio dei lavori già finanziati. La relazione si chiude con un giudizio netto: quanto accaduto a luglio non è una “contingenza emergenziale” ma l’esito prevedibile di criticità strutturali segnalate da anni e mai risolte.