Ancipa, più acqua di un anno fa ma l’allarme non è spento: è davvero finita l’emergenza?
Troina - 02/09/2026
La Sicilia degli invasi, nel confronto con un anno fa, ha decisamente più acqua. Al 1° agosto 2026 erano 500,71 i milioni di metri cubi complessivamente invasati, contro i 311,42 dello stesso giorno del 2025: 189,29 milioni in più, oltre il 60 per cento. Un dato che ha portato l’Osservatorio distrettuale permanente sugli utilizzi idrici a ritenere, già il 15 maggio, superate le condizioni per parlare di “severità idrica”. La Regione, dunque, fotografa una situazione tornata alla normalità e guarda alla programmazione pluriennale.
Ma in provincia di Enna c’è un invaso che invita a maneggiare con cautela la parola “normalità”. È la diga Ancipa.
Il ricordo del 2024 è ancora troppo vicino
Per l’Ennese la memoria dell’acqua razionata non è affatto evaporata. Nell’autunno 2024 l’Ancipa arrivò a livelli drammatici, fino a poche centinaia di migliaia di metri cubi, mentre i Comuni dipendenti dall’invaso furono costretti a razionamenti estremi. Quella stagione lasciò una lezione semplice: sull’Ancipa anche pochi milioni di metri cubi possono fare la differenza tra una gestione ordinaria e una crisi che arriva direttamente ai rubinetti.
Quest’anno anche l’acqua per i campi
Lo scenario del 2026 è però diverso. La maggiore disponibilità degli invasi ha consentito, secondo la Regione, di tornare a utilizzare anche l’acqua per l’agricoltura. Tra gli invasi indicati c’è proprio l’Ancipa, insieme a Castello, Garcia, Poma, Rosamarina e Ragoleto.
Il passaggio è importante perché nel 2024 e nel 2025 gli usi agricoli degli invasi a uso plurimo erano stati fortemente penalizzati, quando non addirittura inibiti. Quest’anno, invece, l’acqua dell’Ancipa è stata utilizzata anche per sostenere la stagione irrigua dei Consorzi di bonifica di Enna e Catania.
Ed è qui che si concentra una parte della nuova discussione: l’acqua non serve soltanto a riempire un lago, ma deve essere distribuita tra esigenze diverse, con quella potabile naturalmente strategica e prioritaria e quella agricola fondamentale per un comparto che, dopo due anni di fortissime restrizioni, ha potuto finalmente contare su una disponibilità maggiore.
I quattro milioni per l’irrigazione
L’Autorità di Bacino ha già fornito una spiegazione precisa sul brusco calo registrato ad agosto. Tra l’8 e il 14 agosto sarebbero stati erogati 2,5 milioni di metri cubi, nell’ambito di una fornitura complessiva di 4 milioni destinata alla stagione irrigua dei Consorzi di bonifica di Enna e Catania.
La Regione ha quindi respinto l’ipotesi di una gestione anomala dell’invaso, sostenendo che quei volumi rientravano nella programmazione autorizzata.
Ma proprio quei numeri sono diventati il terreno dello scontro con il Movimento per la Difesa dei Territori guidato da Fabio Bruno.
La querelle sulla trasparenza
Bruno e il suo Movimento non sono nuovi a contestare la gestione dell’Ancipa. Già durante la crisi del 2024 avevano monitorato i volumi dell’invaso, contestando le modalità di gestione della risorsa e chiedendo maggiore tutela per i Comuni ennesi. Nel febbraio 2025, con l’Ancipa risalito a circa 24 milioni di metri cubi, il Movimento aveva accolto positivamente l’aumento dei prelievi per i Comuni, ma aveva chiesto maggiore trasparenza sui dati e sul monitoraggio.
Nel corso del 2025 Bruno ha continuato a seguire l’andamento dell’invaso, arrivando a confrontarsi con l’Autorità di Bacino anche sulla pubblicazione dei dati e sulla gestione della riserva. A novembre, con l’Ancipa a 13,3 milioni di metri cubi, lo stesso Bruno osservava però che il volume risultava, per quel periodo, il più alto degli ultimi sette anni e confidava nella stagione delle piogge.
Una storia, dunque, fatta di allarmi ma anche di richieste di dati: il Movimento sostiene di avere costruito negli anni un monitoraggio civico dell’invaso proprio per colmare quello che considera un deficit di comunicazione istituzionale.
Il nuovo allarme
Ora la situazione torna a scaldarsi. Nella nuova diffida inviata il 1° settembre, Bruno sostiene che alle 7 del 2 settembre l’Ancipa sia sceso a 13,8 milioni di metri cubi, dopo un ulteriore sversamento quantificato dal Movimento in circa 570 mila metri cubi tra lunedì e martedì.
Il dato, va sottolineato, è quello del monitoraggio civico del Movimento e non un valore che in questo momento possiamo presentare come certificato dall’Autorità di Bacino.
Secondo Bruno, inoltre, circa 2 milioni di metri cubi rappresenterebbero il volume morto dell’invaso e quindi la riserva realmente utilizzabile sarebbe di circa 11,8 milioni. Il Movimento sostiene anche che l’autorizzazione del 28 luglio relativa ai 4 milioni di metri cubi per l’irrigazione sia ormai prossima all’esaurimento e chiede di conoscere quale sia la base autorizzativa degli eventuali ulteriori prelievi.
Sono contestazioni che dovranno trovare una risposta negli atti amministrativi e nei dati ufficiali.
Emergenza oppure gestione delicata?
Ed eccoci al punto. Dire oggi che l’Ancipa è tornato alla situazione dell’autunno 2024 sarebbe sbagliato. Allora l’invaso era arrivato praticamente al fondo e la crisi aveva investito direttamente la vita quotidiana di migliaia di ennesi. Oggi la riserva è enormemente superiore e la stessa Regione sostiene che il quadro generale siciliano sia tornato normale.
Ma sarebbe altrettanto azzardato concludere che sull’Ancipa non esista alcun problema solo perché gli invasi siciliani hanno complessivamente più acqua.
Il vero tema è la velocità con cui quella riserva viene utilizzata, la destinazione dei prelievi, la garanzia dell’approvvigionamento potabile e la capacità di arrivare alla prossima stagione delle piogge con una dotazione sufficiente.
L’Ancipa resta sotto osservazione
La Regione annuncia una nuova convocazione dell’Osservatorio distrettuale permanente, proprio per continuare a monitorare utilizzi e disponibilità. È probabilmente questo, oggi, il punto più equilibrato da cui guardare alla vicenda.
Non c’è, sulla base dei dati disponibili, una nuova emergenza Ancipa paragonabile a quella del 2024. C’è però una situazione da sorvegliare con attenzione, mentre Regione e Movimento offrono due letture differenti dello stesso fenomeno.
Per l’Ennese, dopo l’inverno dei rubinetti a singhiozzo e l’Ancipa quasi prosciugato, la domanda rimane tutta lì: non soltanto quanta acqua c’è oggi nella diga, ma quanta ne resterà quando arriverà il prossimo inverno. E questa volta sarebbe decisamente meglio arrivarci con i numeri pubblici, aggiornati e comprensibili a tutti. Prima che sia di nuovo l’acqua a presentare il conto.