Rifiuti Enna. Cassazione: sì al sequestro dei beni mobili ed immobili di Enna Euno

Enna. Una decisione della Cassazione che interessa gli amministratori della società “Enna Euno” o Ato Rifiuti ha destato parecchio scalpore perché sostanzialmente dichiara che il sequestro dei beni mobili ed immobili che fu effettuato circa otto mesi fa da parte del comando provinciale della Guardia di Finanza su decisione della Procura della Repubblica e poi il tribunale espresse parere negativo al sequestro di denaro liquido, dell’impianto di compostaggio di Dittaino e di altri beni immobili in quanto potevano verificarsi delle difficoltà nel servizio di raccolta dei rifiuti, con propria sentenza ha sostenuto che “con la scusa che svolgono una funzione di interesse costituzionale, come quella della raccolta dei rifiuti, legata al diritto alla salute e all’ambiente, le società che gestiscono questa attività per conto degli enti locali non possono più scampare al sequestro dei finanziamenti a loro disposizione nel caso in cui la magistratura le metta sotto inchiesta per illeciti”.
Lo ha sottolineato la seconda sezione della Cassazione, dando il via libera, su ricorso della Procura della Repubblica di Enna, e con una decisione che interviene nell’applicazione pratica della legge 231/2001 che ha inasprito la responsabilità societaria al sequestro di circa nove milioni di euro di finanziamenti a favore del bilancio di EnnaEuno spa, provenienti da contributi dalla Regione.
La Cassazione sostiene che si tratta di holding, quella che ha operato, quando, invece, si tratta di società per azioni costituita su ordini della Regione Siciliana e quel che è di più con l’obbligo di farne parte i sindaci dei comuni. Enna Euno o Ato Rifiuti, finita nel mirino degli inquirenti, nell’ambito di una indagine che ipotizza la commissione di illeciti gravi e reiterati nel tempo da parte dei suoi amministratori (sono stati tanti quelli che si sono succeduti,compresa la deputazione regionale e nazionale ennese ndr ). Lo scorso 12 maggio, il Tribunale di Enna, nonostante la consistenza delle accuse, secondo la Procura della Repubblica, aveva detto “no” al sequestro dei beni, sostenendo che le norme non consentono tale misura nei confronti di società che svolgono funzioni di interesse pubblico. La Cassazione, con la sentenza 234 della Seconda sezione penale, invece, ha replicato che evitano il sequestro preventivo solo le imprese che “svolgono funzioni non economiche, istituzionalmente rilevanti sotto il profilo dell’assetto costituzionale dello Stato” per cui vanno senz’altro escluse quelle che si occupano di rifiuti in quanto svolgono “attività di impresa”. La Cassazione, inoltre, aggiunge, che è da prendere in considerazione anche l’ipotesi di un commissario giudiziale per Enna Euno perchè la scelta della Regione, di nominare amministratori da lei scelti per la fase di liquidazione della
società, non offre garanzie rispetto al rischio di reiterazione di “condotte di rilevanza penale”.
La società, proprio recentemente ha nominato una nuova commissione di liquidazione, formato dall’ingegnere Margiotta, dal commercialista Bellettati e dall’avvocato Azzolina, che ancora non si è riunita, pur essendo alle battute finali, ha una serie di questioni ancora in sospeso come il rinnovo del parco macchine, l’espletamento della gara d’appalto per l’assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti, in quanto la società SiciliAmbiente chiude l’attività il 29, l’avviamento di impianti industriali come quello di Dittaino e quello di Gagliano per la selezione dei rifiuti. A seguito della decisione della seconda sessione penale della Cassazione, tutta la documentazione torna al tribunale del riesame che dovrà rivedere il suo “no” sulla questione anche se ci sono alcune cose che vanno sostanzialmente chiarite in quanto non si tratta di holding ma di società firmata dai comuni della provincia.