Enna. Si concludono due processi di mafia della famiglia di Cosa Nostra di Aidone
Enna-Cronaca - 05/02/2013
Si concludono due processi di mafia, che possono consentire di ricostruire lo status della famiglia di Cosa Nostra ad Aidone. Il gup presso il tribunale di Caltanissetta David Salvucci deciderà oggi sulle richieste di rito abbreviato “condizionato” che sono state avanzate da quasi tutti gli indagati nell’inchiesta “Nerone 2”. Imputati sono Vincenzo Scivoli, la sua convivente Elena Caruso, Ivano Antonio Di Marco e Luigi Gugliara, questi due accusati solo di “illecita concorrenza attraverso minacce”; e un imprenditore del palermitano, Nicola Crapa, a cui viene contestato il favoreggiamento semplice. Scivoli e la Caruso sono difesi dall’avvocato Gabriele Cantaro, Di Marco dall’avvocato Sinuhe Curcuraci, Gugliara dall’avvocato Carmelo Lombardo e Crapa dagli avvocati Vincenzo Lo Re e Giuseppe Dacqui’. Gli indagati, secondo l’accusa, sarebbero stati protagonisti di un sistema di intimidazioni ad Aidone e dintorni per quanto riguarda lavori edili in grado di favorire negli appalti due imprenditori di fuori provincia, intimidendo gli imprenditori che si volevano presentare alle gare di appalto. L’imprenditore catanese nel frattempo ha patteggiato. Intanto per l’imprenditore Crapa l’accusa è divenuta meno grave perché è caduto il concorso esterno, viene accusato di favoreggiamento senza aggravanti. Per domani invece è la sentenza d’appello del processo “Nerone Uno”. Con questo procedimento alcuni imputati del processo “Nerone due” non c’entrano niente. Qui gli imputati sono cinque, condannate in primo grado per accuse a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e gioco d’azzardo. In primo grado Scivoli fu condannato 10 anni e 10 mesi; la Caruso e Marco Gimmillaro, assolti dall’associazione mafiosa, condannati a 6 anni; Di Marco a 9 anni e Riccardo Abati di Piazza Armerina, già condannato per mafia in passato al processo “Piazza Pulita”, condannato a 11 anni e 8 mesi. Domani i giudici della Corte d’appello dovranno decidere, dopo le arringhe degli avvocati Antonio Impellizzeri e Lombardo, difensori di Abati e Gimmillaro; hanno già svolto le arringhe gli avvocati Cantaro e Curcuraci, difensore Scivoli, ritenuto il presunto capo dell’organizzazione, e la compagna Caruso; e per Di Marco, condannato in primo grado per associazione mafiosa e gioco d’azzardo. Le due inchieste sono state coordinate dal Pm Roberto Condorelli della Dda di Caltanissetta.