Raccolta firme referendum elettorale: via il “porcellum” torni il “mattarellum”

Presi come siamo dalla cronaca di piccolo e grande cabotaggio e dalle sorti ballerine della manovra finanziaria, stiamo trascurando un evento di portata nazionale che, al di fuori della nostra provincia, sta avendo ben più ampia risonanza. Parlo della raccolta di firme per il referendum che si propone di cancellare totalmente o parzialmente il PORCELLUM, la “porcata” (come l’ha definita il suo stesso firmatario, l’ineffabile ministro Calderoli) di legge elettorale che porta al Parlamento non i rappresentanti del popolo, come loro millantano di essere, ma i nominati a salvaguardare gli interessi dei boiardi di stato e dei padroni dei partiti. Dal 2005 con la legge 270 del 21 dicembre (“Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”) i membri del Parlamento, in entrambi i due rami, non sono più eletti ma semplicemente nominati; gli elettori sono chiamati a votare delle liste in cui è stato già deciso chi sale e chi resta. Si è caduti dalla padella alla brace: per ovviare al rischio che le preferenze fossero influenzate dalle lobby e dalle mafie e alla constatazione che con l’uninominale i partiti non avevano un controllo reale dei collegi, si è passati al controllo totale che ha portato alle Camere persone di sicura fiducia dei capipartito; persone, con le dovute eccezioni, ricattabili e ricattate, che sanno con certezza che se non si allineano, tutte le volte che viene loro chiesto, sono fuori e rischiano di non venire più candidati.
Nella maggior parte delle città d’Italia sono stati già allestiti dei banchetti per la raccolta delle firme, ma i cittadini devono sapere che si può firmare in tutti i Comuni presso la Segreteria Generale o l’Ufficio Elettorale, lo scopo è raccogliere 500.000 firme entro il 30 settembre, anche se per ovvi motivi, soprattutto nella periferia, si firmerà fino al 25 settembre. Enna e Piazza Armerina ne hanno dato informazione anche nelle pagine web del proprio sito istituzionale; presso il Comune di Enna è possibile procedere alla sottoscrizione dei moduli per la raccolta firme rivolgendosi alla Segreteria Generale sita in Piazza Coppola, a Piazza Armerina presso la Segreteria Generale sita nell’atrio Fundrò in entrambe le città dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle ore 13,30.
Le due richieste di referendum abrogativo dono state depositate in Corte di Cassazione l’11 luglio scorso dal Comitato Referendario per i Collegi Uninominali, Co.Re.CU (Le componenti politiche finora aderenti sono: l’Italia dei Valori, Sinistra ecologia e libertà, I democratici, la Rete dei referendari di Mario Segni, il Partito liberale italiano, l’Unione popolare). Il primo quesito propone l’abrogazione integrale di tutte le disposizioni di modifica della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato introdotte dalla legge n. 270 del 2005. «Volete voi che sia abrogata la legge 21 dicembre 2005, n. 270, Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, come modificata dal decreto legge 8 marzo 2006, n. 75, convertito in legge 21 marzo 2006, n. 121?». Nonostante quello che può sembrare, l’abrogazione totale non significa la cancellazione della legge elettorale tout court ma solo quella delle modifiche introdotte nel 2005/2006 alla legge elettorale del 1993, che era stato la conseguenza naturale del referendum del 18 aprile 1993 (Segni), salvo nell’introduzione di quella quota proporzionale, che i partiti si riservarono per “contarsi”, che caratterizzò il testo legislativo a firma di Sergio Mattarella (da qui il nome di Mattarellum, cioè i collegi uninominali per la Camera e il sistema misto uninominale e quota proporzionale per il Senato).

Il “mattarellum” non era la migliore legge possibile, aveva certamente bisogno di qualche aggiustamento, ma, attraverso i collegi uninominali, aveva permesso all’elettore di scegliere direttamente il candidato del proprio territorio, un rappresentante che sapeva di dover rispondere a quell’elettorato a fine mandato. Non era la democrazia reale perché anche i candidati uninominali venivano scelti dai partiti, ma anche i partiti sapevano che avrebbero risposto agli elettori della propria scelta.
Il secondo quesito costituisce una variante del primo ma ha il medesimo obiettivo: nel senso che, con una tecnica abrogativa mirata, disposizione per disposizione, elimina comunque la disciplina introdotta dalla “legge Calderoli” al fine di ripristinare la “legge Mattarella”. L’idea di ricorrere a questa tecnica di abrogazione dei singoli disposti legislativi è stata avanzata dal costituzionalista, Massimo Luciani, nel 2007, ed è stata fatta propria da numerosi costituzionalisti. Questa idea, poi, si è tradotta nel secondo quesito che, Andrea Morrone, col concorso di altri costituzionalisti e esperti, ha materialmente confezionato, per essere depositato in Cassazione.
Per dirla tutta però bisogna specificare che contemporaneamente si sta firmando un’altra proposta di abrogazione, nata per iniziativa di alcuni intellettuali tra cui Giovanni Sartori, Tullio De Mauro, Innocenzo Cipolletta, Margherita Hack, che si propone di ottenere gli stessi effetti emendando la legge delle modifiche e correggendo alcuni difetti del mattarellum come la quota proporzionale del senato che verrebbe eletto base regionale e ripristinando lo sbarramento al 4%. I quesiti sono tre la campagna ha lo slogan “Io Firmo. Riprendiamoci il voto”. È molto probabile che i comitati riescano a raccogliere le firme necessarie, la gente come ha dimostrato è molto più attenta e determinata di quanto non si voglia rendere conto la sua classe dirigente, questa casta politica che dovrebbe sentirsi il sale sulla coda e obbligarsi a bruciare i tempi per riformare la legge elettorale piuttosto che lasciarsela imporre a furor di popolo.

F. Ciantia



Un appuntamento che considero molto importante: la firma per promuovere il referendum che cancella le nefandezze di una legge elettorale che loro stessi hanno definito “Porcellum”. Sono convinto che la proposta presentata dal PD sia la più adatta al Paese, ma poichè è ferma in Parlamento, il referendum può funzionare come strumento di pressione per modificare la legge elettorale e restituire finalmente ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Io ho già firmato, e vi invito a farlo al più presto per raggiungere entro settembre le 500.000 firme necessarie.
Elio Galvagno