Giovani dalla provincia di Enna nel movimento Occupy Massimo
Enna-Provincia - 29/11/2011
Palermo osserva la piccola tendopoli davanti al Teatro Massimo e sembra non meravigliarsi più di tanto. La città si è da poco svegliata e il traffico scorre copioso come al solito. I ragazzi dell’Occupy Massimo ora sono pochi ma ti chiedono subito di tornare perché gli altri arriveranno più tardi. Fanno parte del gruppo anche studenti ennesi iscritti alle facoltà palermitane. Per la notte si fanno i turni, evidentemente. “Di cosa avete bisogno?” “Qui di tutto, come vede” risponde una giovanissima. In effetti, c’è un’accozzaglia di oggetti di cui è difficile capire l’utilità. Qualcuno sgranocchia biscotti. Gli adulti che si avvicinano sentono il bisogno di dire la loro, contro il consumismo, o l’uso sfrenato di oggetti tecnologici.
Chiedo: Come si fa a invitare i ragazzi a essere meno tecnologici? Tanti gli studenti che nel frattempo si avvicinano. Qualcuno ha voglia di parlare più degli altri e dice che vuole creare un blog con foto e post sull’esperienza che stanno vivendo.
Molti sono stati a Roma il 15 ottobre ma non vogliono etichette, indignados, black blocs… vanno bene per chi li dipinge con note di folklore. Vorrebbero risposte e, forse, rassicurazioni sul loro futuro ma sanno che gli adulti non ne hanno e che, anzi, non riescono ad approfondire le questioni che loro pongono. Come se ci fosse un blocco totale ad accettare la realtà da parte di una generazione, quella dei padri, delle madri, dei loro insegnanti, che hanno trovato la strada per crescere e realizzarsi molto più agevole e libera rispetto a quella che il mondo sta destinando ai loro figli. Che al mondo guardano disincantati e in attesa di capire cosa riserverà loro in futuro.
Li saluto, augurando buona fortuna.
Mi chiedono di tornare.
Antonella Santarelli