La provincia di Enna “supporto logistico” per superboss latitanti
Enna-Cronaca - 04/12/2011
Enna. Collaborazione tra la famiglia di Cosa Nostra ennese ed la famiglia di Gela
La collaborazione tra Gabriele Stanzù, arrestato dalla squadra Mobile di Enna perché mandante dell’omicidio del trattorista Franco Staffila, avvenuto il 29 settembre del 1998 in contrada Bosco, fornendo ai due killer gelesi supporto logistico ed armi, ed il boss Daniele Emmanuello era a tutto campo. Prima di essere ucciso in un conflitto a fuoco dalla polizia nelle campagne di Villapriolo, dove si trovava ospite, Daniele Emmanuello, ritenuto uno dei dieci latitanti più pericolosi d’Italia, aveva usufruito della collaborazione di Gabriele Stanzù che gli aveva offerto supporto logistico non solo in alcune masserie di Valguarnera, Piazza Armerina e Aidone, ma anche in alcuni appartamenti che Stanzù aveva in provincia di Messina, Capizzi compreso. A sostenere questa tesi sono i pentiti di Gela Carmelo Billizzi e Crocifisso Smorta. Sostanzialmente questo conferma che c’era una collaborazione tra la famiglia di Cosa Nostra ennese ed la famiglia di Gela di cui Emmanuello era il capo. Il cinquantenne pregiudicato Gabriele Stanzù aveva chiesto collaborazione al suo amico, facendo uccidere Franco Saffila, in quanto ritenuto l’autore dell’omicidio del padre di Stanzù nel ‘70. Intanto gli approfondimenti dell’inchiesta evidenziano che Gebriele Stanzù ha al suo attivo una condanna per avere prestato “assistenza ai componenti la famiglia” ed anche “il suo ruolo di favoreggiatore della latitanza degli appartenenti all’organizzazione”. Il pentito di giustizia Carmelo Billizzi ha parlato di Stanzù come uomo d’onore e di avere curato la latitanza di Daniele Emmanuello, mettendo a disposizione alcune abitazioni rurali dove Billizzi si era recato per incontrare Emmanuello”; anche il pentito Smorta parla dell’amico Stanzù, mentre il gelese Giuseppe Scicolone ha parlato di tale “Gabriele”, che rappresentava il tramite tra lui e Emmanuello. Tutto questo evidenzia come il territorio ennese sia stata la sede preferenziale della latitanza di Emmanuello già nel ’97, lui che veniva considerato uno dei carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio dodicenne del pentito Santino Di Matteo, strangolato e poi sciolto nell’acido nel gennaio del 1996. Il territorio della provincia di Enna già dagli anni ’50 ha svolto un ruolo di “supporto logistico” per superboss latitanti della famiglia da Umberto Di Fazio, arrestato ad Agira, a Piddu Madonia, ospite a Villarosa ma anche a Calascibetta e Gagliano; senza contare delle riunione di vertice della famiglia regionale. Non bisogna dimenticare che Totò Riina organizzò nell’ennese, tra l’ottobre del 1991 (a Dittaino) e il febbraio 1992 in territorio di Barrafranca la strage di Capaci; e da Grottacalda dove c’era la miniera partì il camion col tritolo che uccise il giudice Falcone e la sua scorta.