Teatro Greco Siracusa. Rappresentazioni classiche sino al 30 giugno

Due tragedie ed una commedia sono in calendario quest’anno al Teatro Greco di Siracusa: “Prometeo incatenato” di Eschilo, “ Baccanti “ di Euripide e “Uccelli” di Aristofane.
Rappresentazioni classiche da giorno 11 maggio a giorno 30 giugno.

La tragedia come forma di spettacolo si sviluppa in Atene grazie all’impulso dato dal governo di Pericle tra il 443 e il 430 a C.
Gli storici definiscono questo periodo “Età di Pericle”; proprio in tali anni vengono rappresentate le opere dei tre tragediografi greci: Eschilo (525 – 456 a.C.), Sofocle (496 – 406 a.C.), Euripide (480 – 406 a.C. ) e la commedia classica di Aristofane, Cratino, Eupoli.
A differenza della tragedia, che reinterpreta fatti storici e miti classici in chiave quasi sempre cruenta, la commedia satireggia sul potere e sulla società mettendo in ridicolo usi, costumi e credenze religiose. Una forma di spettacolo che sdrammatizza i toni cupi dell’opera tragica.
Il filosofo Gorgia (490 – 390 a. C.) afferma: “La tragedia è un inganno in cui è più saggio chi si lascia ingannare “.
Prometeo incatenato e Baccanti, anche se furono composte in periodi diversi, hanno tuttavia un tema comune: il castigo.
Nell’opera eschilea Zeus castiga Prometeo, facendolo incatenare da Efesto su una rupe della Scizia (termine usato dagli antichi per designare le regioni poste a nord e ad est del mar Caspio), perché ha avuto l’ardire di portare il fuoco agli uomini.
Euripide narra invece l’ira del dio Dioniso ed il castigo che infligge al re di Tebe Pènteo, il quale si oppone ai riti orgiastici delle Baccanti, riti cari al dio.

Eschilo compone in una trilogia la vicenda di Prometeo: “Prometeo portatore di fuoco”, “Prometeo incatenato”, “Prometeo liberato”.
L’eroe eschileo nello sfidare Zeus, cioè il potere costituito, disobbedisce alle leggi e agisce con convinzione, consapevole delle conseguenze del suo gesto. Non permette ad Oceano, il maggiore dei Titani, di intercedere per lui presso il “Nume Supremo” per la sua liberazione.
Ribelle e contestatore “ante litteram” contro il potere costituito, egli ricusa anche l’intervento della dea Io e del dio Ermete. L’ira di Zeus si manifesta con un cataclisma e Prometeo viene precipitato nel Tartaro.
Infine il dio Eracle libererà.l’eroe ( Prometeo liberato).

Nella tragedia “Baccanti” di Euripide il dio Dioniso scatena la sua ira contro Pènteo, re di Tebe, che si oppone ai riti dionisiaci perché pericolosi per la vita pubblica della città.
Il dio in umana sembianza si presenta a Tebe e con uno stratagemma induce il re a recarsi sul monte Citerone dove la Baccanti sono in pieno rito.
Pènteo sorprende in piena foga orgiastica le Baccanti le quali, guidate da sua madre Agave, lo uccidono scambiandolo per un leone. Agave rinsavita, dopo la follia orgiastica, resasi conto del suo delitto, viene presa da disperazione.
Il castigo del dio è compiuto: Pénteo muore per mano della stessa madre, la quale viene espulsa dalla città e mandata in esilio.
“……andare vorrei dove né il Citerone vedesse me né io il Citerone scorgessi mai più” è il pianto finale di Agave.

L’evasione di Pistetèro ed Evelpìde da Atene , dove si vive una realtà di guerre e malcontento, fa da filo conduttore alla commedia di Aristofane “Uccelli”.
Scritta nel 414 a.C. durante la guerra del Peloponneso tra Sparta ed Atene ( 431 – 404 a.C.) e messa in scena da Callistrato alle Dionisie del 414 a. C., l’opera da un canto satireggia sulla corruzione della società di quel tempo e dall’altro evidenzia la stanchezza per una guerra che dura da parecchi anni. I due ateniesi girano per le montagne alla ricerca di un luogo ideale in cui poter fondare una nuova città.
L’incontro con l’Upupa ,capo degli uccelli, si rivela determinante per la fondazione di tale città ideale che viene chiamata Nubicuculia, sospesa tra cielo e terra, grazie alla quale i volatili riconquisteranno l’antico potere (decantato in una ornitogonia mitica), intercettando il fumo dei sacrifici che gli uomini fanno agli dei..
La reazione degli dei è però immediata perché questa città che si frappone fra il cielo e la terra impedisce l’ascesa del fumo dei sacrifici prima loro destinato, con la conseguenza che gli uccelli ne sono i soli beneficiari.
Nasce così una tensione tra gli dei e gli uccelli.
Infine giungono per patteggiare la pace ambasciatori degli dei greci, Poseidone ed Eracle e degli dei barbari,Triballo cui Pistetèro detta le sue condizioni: l’armistizio si farà a patto che Zeus restituisca il potere agli uccelli e gli consenta il matrimonio con la giovane Basilìa. I tre dei accettano e la pace viene sancita.: Zeus restituisce il potere agli uccelli, Pistetèro ottiene il fulmine, simbolo della regalità, e sposa nel tripudio generale la giovane Basilìa.