Condannata giovane per appropriazione indebita nel Cup ospedale di Leonforte
Enna-Cronaca - 16/11/2012
Leonforte. Per settimane si era appropriata dei soldi che riscuoteva presso il Cup, dov’era impiegata, dell’ospedale di Leonforte. La stessa aveva preso servizio perché facente parte della cooperativa Arca di Enna. La cooperativa l’ha denunciata e si è costituita in giudizio parte civile assieme all’azienda sanitaria. La ragazza, tramite il suo difensore ha chiesto ed ottenuto il patteggiamento ed è stata condannata ad un anno ed otto mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Secondo il suo difensore non si è trattato di appropriazioni di denaro, ma di mero errori e nel momento in cui la ragazza ha capito che aveva commesso degli sbagli, la giovane ha restituito tutto il denaro. Secondo la Procura, invece, la giovane avrebbe approfittato della sua qualifica di incaricato di pubblico servizio per appropriarsi di somme di denaro per un complessivo di 9.520 euro, che aveva ricevuto come pagamento di vari ticket pagati dagli utenti. La vicenda si è sviluppata per diversi mesi, sino al 18 ottobre dello scorso anno presso l’ospedale Branciforti di Leonforte quando la cooperativa sociale, a seguito di specifici controlli contabili, si accertò che nelle casse mancavano dei soldi. Il gup Stefano Zammuto ha anche deciso nella sua sentenza la rifusione delle spese di giudizio sia per la cooperativa Arca che per l’azienda sanitaria. La giovane è incensurata per cui il giudice, nella sua sentenza scrive che la sospensione condizionale è concedibile, “potendosi ragionevolmente prevedere” che l’imputata “ in futuro si asterrà, anche per effetto della sentenza, dal commettere ulteriori reati”. I fatti risalgono al 2011, quando la cooperativa sociale, a seguito di specifici controlli, rilevò un ammanco di liquidità dalle casse del Cup per cui scattò la denuncia e poi la cooperativa si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Donatella Baglio Pantano del foro di Caltanissetta. L’Asp di Enna, anch’essa parte civile, era assistita dall’avvocato Maria Elena Argento.