Enna. Rinvio a giudizio per Giancarlo Amaradio ritenuto uno dei pezzi forti della famiglia di Cosa Nostra ennese
Enna-Cronaca - 02/09/2013
Enna. Per Giancarlo Amaradio, ritenuto uno dei pezzi forti della famiglia di Cosa Nostra ennese, la Dda di Caltanissetta ha chiesto il rinvio a giudizio perché resosi responsabile di un’estorsione di stampo mafioso. Infatti, lo stesso pare che abbia chiesto il “pizzo” ad un’impresa che stava realizzata una vasca di raccolta nella discarica di Cozzo Voturo. L’udienza preliminare si svolgerà il prossimo 18 settembre. L’accusatore di Amaradio è un imprenditore edile di Castel di Judica,il quale ha dichiarato agli investigatori, alla richiesta, di avergli dato 5 mila euro per potere eseguire con una certa tranquillità i lavori nella discarica di Cozzo Vuturo. Giancarlo Amaradio, 34 anni, dalla Dda di Caltanissetta,viene ritenuto uno degli uomini di spicco del gruppo di Gaetano Leonardo, “Tano u’liuni”, ex capo delle famiglia ennese di Cosa Nostra, il suo delfino, il suo sostituto effettivo. Le affermazioni dell’imprenditore edile catanese sono state acquisite due anni fa nell’ambito di un incidente probatorio, mentre è andato avanti il procedimento penale principale che è a carico di Amaradio e altri imputati, ovvero l’operazione Green Line, l’inchiesta realizzata dalla squadra mobile di Enna e degli agenti del commissariato di Leonforte, che portato Giancarlo Amaradio ad essere condannato a 10 anni e 10 mesi di reclusione ed a subire anche il “carcere duro” perché riconosciuto personaggio di spicco del mondo mafioso ennese. Ora c’è questo rinvio a giudizio, chiesto dal pm Roberto Condorelli, per l’episodio estorsivo. Giancarlo Amaradio viene difeso dall’avvocato penalista Giovanni Palermo e dovrà comparire all’udienza preliminare presso il tribunale di Caltanissetta per questo episodio di estorsione. In un primo momento l’imprenditore catanese, cedendo all’azione estorsiva di Amaradio, era stato dichiarato elemento sostenitore della famiglia mafiosa, quindi correo, ma la vittima ha dichiarato che la sua è stata un’estorsione a tutti gli effetti. Questo lo scagionò e aprì un nuovo procedimento a carico di Amaradio. Durante l’incidente probatorio, Giancarlo Amaradio si è difeso da solo facendo delle dichiarazioni spontanee e dichiarando di conoscere l’imprenditore catanese da tempo, ma di non aver chiesto soldi in alcun modo.