Enna. Restano in carcere il titolare della Casa di riposo ed il nipote

Per ora restano in carcere sia Paolo Luciano Tomaselli, il titolare della casa di riposo “Sant’Antonio” di Pergusa, sia il nipote Carmelo Munasò, difesi dall’avvocato Gabriele Cantaro perchè accusati di truffa e maltrattamenti; dopo gli interrogatori effettuati dal Gip Luisa Maria Bruno; anche le due assistenti, Ernesta Cacciato e Maria Concetta Mirisola, difese dall’avvocato Giovanni Palermo, restano agli arresti domiciliari.

Tra le tante accuse nei confronti dei gestori della casa di riposo c’è anche quella di un’ospite che sarebbe stata legata alla sedia a rotelle e chiusa in una stanza al buio, perché “troppo arzilla”, mentre un’altra sarebbe finita quasi in coma per avere preso dei farmaci, altri ricoverati sarebbero stati trattai male. L’operazione condotta dagli uomini del nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza ha scoperto tutte queste cose e quindi sono scattate le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di zio e nipote e gli arresti domiciliari per le due donne.

L’altro ieri, nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, il titolare della casa di riposo ha respinto tutte queste accuse ed ha negato ogni responsabilità, dichiarando che la casa di riposo, pur avendo un gran numero di ricoverati, 44 al posto di 25, era gestita nel migliore dei modi. L’inchiesta è partita da alcuni ex dipendenti che hanno denunziato tutti questi fatti e non hanno ricevuto il pagamento delle mensilità, addirittura uno di questi ha dichiarato di avere visto l’aggressione da parte di Paolo Luciano Tomaselli ad una ricoverata, colpendola con calci e pugni perché la donna non voleva prendere le medicine; un fratello della donna qualche giorno dopo se la portò via dalla casa di riposo. In un altro episodio una ricoverata avrebbe chiesto dell’acqua, ma Carmelo Murasò, gli avrebbe risposte male minacciandola di dargli “una legnata” . Ovviamente tutti questi episodi sono da confermare, magari interpellando i familiari delle donne ricoverate,ma c’è da esaminare il contenuto di alcune intercettazioni.

Per le due donne non ci sono episodi che la coinvolgono, solo che l’accusa ipotizza non una partecipazione ai maltrattamenti, ma una sorta di concorso morale, perché avrebbero “assecondato i metodi violenti di Murasò e Tomaselli”. I difensori degli arrestati è probabile che potrebbero presentare ricorso al Tribunale del Riesame per chiederne la scarcerazione.