Enna. Casa di riposo Pergusa, testimoni esterni per dimostrare l’innocenza

La difesa, sostenuta dall’avvocato Gabriele Cantaro, dei due arrestati della casa di riposo “Sant’Antonio” di Pergusa, Paolo Lucio Tomaselli e Carmelo Murasi e l’avvocato Giovanni Palermo per Ernesta Caciato e Maria Concetta Mirisola, è passata all’attacco. Infatti i due avvocati hanno presentato alla Procura un elenco di testimoni esterni alla struttura, che non hanno alcun interesse nella vicenda, quindi imparziali, che potrebbero dire cose diverse nell’inchiesta condotta dal nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Le indagini effettuate con intercettazioni telefoniche, ambientali, con riprese televisive hanno dimostrato che nella casa di riposo per anziani erano troppi i ricoverati da 25 a 44, sarebbero stati commessi maltrattamenti e reati, tra cui una presunta truffa e in qualche caso abbandono di incapace, in qualche altro il ricovero di persone affette da malattie non compatibili con la casa di riposo I testimoni dovrebbero essere quattro professionisti, perlopiù medici di famiglia degli anziani ospiti della struttura, che possono deporre sulle condizioni di salute dei propri assistiti. Il sostituto procuratore Marco Di Mauro, che ha coordinato l’inchiesta, ha accettato di interrogare i testimoni indicati dai difensori, i quali saranno convocati per essere sentiti. Gli avvocati vogliono dimostrare che, nella casa di riposo di Pergusa, le condizioni di salute degli anziani non erano affatto pessime, non venivano maltrattate, ma trattate bene. Addirittura è stato evidenziato che gli anziani, trasferiti in altre case di riposo ora si trovano che, invece, oggi starebbero soffrendo perché spaesati in un luogo che non conoscono. L’ interrogatorio di questi medici potrebbe essere importante e potrebbe essere l’anticamere perché gli avvocati chiedano in sostanza, la scarcerazione dei quattro inquisiti, in caso contrario gli avvocati presenteranno ricorso al Tribunale del Riesame, rispetto all’ordinanza emessa dal gip Luisa Maria Bruno. I finanzieri, diretti dal tenente colonnello Giuseppe Carella e dal capitano Antonino Licciardello, hanno evidenziato diverse ipotesi di reato perché all’interno della struttura gli anziani sarebbero stati maltrattati, abbandonati oppure sottoposti a massicce dose di sedativi per farli stare tranquilli.