mercoledì , Aprile 14 2021

Enna: una città ‪senz’acqua‬, una città dove il palazzo delle Benedettine rischia di non superare l’inverno, una città dove le strade crollano, e poi c’è lui, Mirello Crisafulli con l’Università

enna 1950“Enna: una città ‪senz’acqua‬ da una settimana, dove la potabilità dell’ acqua è assente; una città dove il Palazzo delle Benedettine, del 1400, praticamente rischia di non superare l’inverno; una città dove le strade crollano.

E poi c’è lui, Mirello Crisafulli (ex senatore ‪#‎PD‬) che aveva avuto una bella pensata: e cioè metter su una sede sicula di un ateneo del Danubio romeno. Così da permettere ai suoi aspiranti elettori più giovani di scansare il numero chiuso previsto dalla legge per medicina e odontoiatria”.

Questo lo sfogo di Giulia Grillo, cittadina portavoce del M5S alla Camera che aggiunge: “Avevamo presentato un’interrogazione e questo è il risultato”.

Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-06378

presentato da

GRILLO Giulia

testo diLunedì 14 settembre 2015, seduta n. 481

Giulia GrilloGRILLO, D’UVA, BARONI, DI VITA, SILVIA GIORDANO, LOREFICE e MANTERO. — Al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
da notizie stampa di fine agosto 2015 si apprende che la Fondazione Proserpina di Enna, di cui è presidente Mirello Crisafulli (ex senatore del PD siciliano), attiverà dei corsi universitari di medicina e delle professioni sanitarie, in collaborazione con l’università Dunărea de Jos – Galaţe della Romania;
a supportare l’istituzione dei corsi universitari rumeni vi è la stipula di una convenzione tra l’università rumena di Galaţie, Dunărea de Jos – Galaţie, la regione siciliana e l’Università Korè (università privata paritaria con sede a Enna), finalizzata all’attivazione, a partire dal corrente anno accademico, di un corso di laurea in medicina e delle professioni sanitarie;
l’iscrizione ai corsi universitari costerebbero tra i 9 mila e 10 mila euro per la facoltà di medicina e tra i 4 mila e 5 mila euro per le professioni sanitarie;
il decreto interministeriale (tra Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e Ministero della salute) del 29 luglio 2015, n. 517, «Programmazione dei posti per l’accesso al corso di laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia a.a. 2015/2016», di cui l’articolo 1, stabilisce per l’anno accademico 2015-2016, i posti per le immatricolazioni al corso di laurea magistrale a ciclo unico in medicina e chirurgia per studenti comunitari e non residenti in Italia, sono determinati a livello nazionale in n. 9530 e ripartiti fra le varie università del territorio nazionale; l’articolo 2, del citato decreto, prevede che ciascuna università del territorio nazionale dispone l’ammissione degli studenti in base alla graduatoria di merito unica nazionale, nei limiti dei corrispondenti posti assegnati ad ogni università –:
se la convenzione descritta in premessa e i relativi corsi di medicina e professioni sanitarie siano conformi alle norme vigenti in tema di procedura per la selezione ai corsi di laurea in medicine e delle professioni sanitarie;
se il Ministro sia a conoscenza di convenzioni analoghe a quella citata nell’interrogazione, sul resto del territorio nazionale;
se non ritenga di assumere iniziative, anche normative, per evitare questo tipo di convenzioni che, di fatto, danneggiano gli aspiranti medici ed infermieri italiani partecipanti alle selezioni organizzate alle università già presenti sul territorio nazionale, che si attengono alle regole stabilite a livello ministeriale;
come si concilino i corsi di medicina, menzionati in premessa, con quanto previsto dalle politiche di programmazione del fabbisogno nazionale di medici, definito dalle leggi vigenti. (5-06378)

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Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 5 novembre 2015
nell’allegato al bollettino in Commissione VII (Cultura)
5-06378

Gli Onorevoli interroganti, in relazione all’attivazione di corsi universitari in ambito medico-sanitario presso la città di Enna a seguito della convenzione stipulata tra la Fondazione Prosperina e l’Ateneo rumeno «Dunarea del Jos» di Galati, chiedono al Ministro se sia mai stato a conoscenza della volontà di attivazione di tali corsi universitari; se, in assenza di preventive informazioni, intenda urgentemente verificarne la conformità alla normativa nazionale; qualora venissero verificate eventuali profili di non corrispondenza alla normativa vigente, quali iniziative di competenza intenda intraprendere.
Il Ministero, appresa la notizia dai mezzi di informazione dell’intenzione di attivare corsi universitari in ambito medico-sanitario presso la città di Enna, si è immediatamente adoperato per verificarne la legittimità; paventandosi l’ipotesi di pubblicità ingannevole nei confronti degli studenti circa la possibilità di rilasciare titoli con valore legale.
Si è da subito palesato il dubbio, infatti, che tali attività non fossero conformi all’ordinamento universitario italiano che dettaglia per gli istituti stranieri di istruzione superiore che operano in Italia, in modo preciso e puntuale, criteri e procedure ai fini del riconoscimento del titolo di studio da essi rilasciato. In particolare, le università accreditate all’estero, devono rispettare le procedure previste dal decreto del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca n. 214 del 2004, attuativo della legge n. 148 del 2002, che ha ratificato la Convenzione di Lisbona dell’11 aprile 1997 sul riconoscimento dei titoli di studio.
Il Ministero, quindi, riscontrata la mancata attivazione delle procedure di cui al citato decreto ministeriale ed il mancato contesto autorizzatorio ivi previsto, ha diffidato gli interessati a porre in essere ogni attività e a fornire i chiarimenti del caso.
In particolare, in data 1o settembre il MIUR ha diffidato la Regione Sicilia, l’Università «Kore» di Enna, l’Università romena «Dunarea des Jos» di Galati e la Fondazione Proserpina a fornire i necessari chiarimenti, ciascuno per la parte di rispettiva competenza, e dal porre in essere ogni attività non conforme alla legge in materia di riconoscimento delle Università straniere in Italia, con la precisazione che il MIUR disconosce al tempo stesso le eventuali attività già poste in essere in violazione di detta disciplina.
Il 22 settembre scorso la Fondazione Proserpina è stata ulteriormente diffidata dal porre in essere ogni attività non conforme all’ordinamento universitario o che possa anche rivelarsi una pubblicità ingannevole nei confronti degli studenti circa un’eventuale possibilità di rilasciare titoli che, disattendendo le procedure previste dal citato decreto, sarebbero privi di ogni valore e possibilità di riconoscimento. La Fondazione Proserpina, non ha tenuto in alcun conto le diffide ministeriali e ha dato concreto avvio all’attivazione dei suddetti corsi di laurea.
La mancata attivazione delle citate procedure, ha indotto, quindi, il Ministero a ritenere illegittime le attività medico-sanitarie attivate nella città di Enna. A ciò si aggiunga che, il Dipartimento per le Politiche europee, cui il Ministero ha richiesto un parere in merito, ha espresso l’avviso che, considerato il complessivo quadro giuridico all’interno del quale va collocata l’intera questione, qualsiasi attività posta in essere è da considerarsi illegittima perché non conforme alla disciplina vigente in Italia (DM 26 aprile 2004, n. 214). L’Avvocatura Generale dello Stato, il 23 ottobre scorso, ha condiviso tale parere ed ha indicato al MIUR le azioni da intraprendere al riguardo.
Pur volendo, infatti, richiamare il principio comunitario della libertà di stabilimento (articolo 49 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea – TFUE), cui le disposizioni del succitato decreto ministeriale vanno coordinate, e la Direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, occorre osservare che gli Stati membri possono disciplinare le modalità di accesso ed esercizio di un’attività di servizi, sul proprio territorio, nel rispetto dei principi di non discriminazione, proporzionalità e necessità. Il diritto di stabilimento non costituisce, difatti, un principio avulso dal complesso di norme di diritto derivato dell’Unione europea e di quelle proprie degli ordinamenti nazionali.
In particolare, per il caso che qui interessa, è inoltre la stessa Convenzione internazionale di Lisbona che consente alle parti contraenti (Stati) di subordinare le attività formative e/o di insegnamento superiore, poste in essere da istituti accademici stranieri operanti nel territorio di un altro Stato, a requisiti specifici previsti dalla legislazione nazionale.
In ogni caso, l’applicazione dei principi del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) trova il necessario contemperamento nei principi fondamentali e di ordine pubblico propri degli Stati membri. Nel caso in esame, in particolare, si rinvia agli articoli 117, 32 e 33 della Carta costituzionale relativi: alla competenza esclusiva dello Stato sia in ordine alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che in ordine alla definizione delle norme generali sull’istruzione, al diritto alla salute e al diritto all’istruzione.
Peraltro, va osservato che la recente giurisprudenza amministrativa (sentenza n. 2651/2013 del Tar Lazio) occupandosi proprio del tema della filiazione di università straniera in Italia, ha chiarito che la formazione dei medici e degli infermieri trova la propria fonte nel diritto comunitario (Direttiva 2005/36/CE sostituita di recente dalla 2013/55/CE). Compete, quindi, allo Stato membro disciplinare l’offerta formativa che avvenga in un territorio diverso da quello ove ha sede l’università madre, ove questo crei una disparità di trattamento tra studenti italiani che seguono in Italia i corsi di medicina e chirurgia e scienze infermieristiche, rimanendo assoggettati alla normativa italiana, e studenti italiani iscritti presso l’università rumena che frequentano gli stessi corsi di studio sul territorio italiano, ma sono soggetti alle norme rumene.
Alla luce quindi dei citati pareri del Dipartimento per le Politiche europee e dell’Avvocatura dello Stato, in data 26 ottobre, il Ministero ha trasmesso gli atti di diffida ministeriali sopra citati a tutte le Autorità competenti per materia e territorio rappresentando l’estrema delicatezza della vicenda, attese anche le rilevanti questioni di ordine pubblico che sono messe a rischio dall’attuazione dell’iniziativa in argomento, e la necessità che vengano adottati i necessari provvedimenti per la cessazione delle predette attività.

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Ieri era arrivata la diffida della Regione, attraverso l’assessorato alla Salute, che seguiva quelle del ministero dell’Istruzione e della prefettura ennese. Sono quattro le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Enna, oltre a un ignoto.
Le ipotesi di reato sono abuso d’ufficio e invasione di edificio pubblico mentre per l’ignoto si configura il falso per soppressione relativamente al fatto che il protocollo di intesa tra la Fondazione Proserpina, mai registrata come fondazione e oggi trasformata in Fondo Proserpina srl, e l’Asp di Enna che concedeva i locali dell’Ospedale Umberto I dove si stavano svolgendo, fino al sequestro di stamani della Guardia di Finanza, i corsi di romeno, requisito indispensabile per Nunzia Catalfoaccedere ai testi di ingresso della facoltà, non solo non è mai stato protocollato ma non si trova la copia originale.

Anche in Senato il M5S aveva presentato un’interrogazione a mia prima firma della portavoce a 5 stelle Nunzia Catalfo, la quale dichiara: “E’ l’ultimo capitolo, in ordine di tempo, della vicenda dei corsi romeni sponsorizzati dalla ‘Fondazione Proserpina’ legata al politico Pd Vladimiro Crisafulli”.

“Siamo stanchi di cedere alle furbizie. Le selezioni per il numero chiuso (peraltro presente anche a Bucarest) sono ingiuste? Si cambino. O si sopprimano. Ma le furbizie, nel paese dei furbi, vanno a tutti i costi stroncate!”, conclude la Grillo.

crisafulli facolta medicina enna

La Medicina made in Romania di Crisafulli si ferma al momento qui, anche se l’ex senatore non si dà per vinto: “Se il problema sono i locali, ne troveremo subito altri”.




Si ripropone una articolo di Gian Antonio Stella

Se in Sicilia spunta l’Università romena

Guadagnata la sudatissima laurea di un’università inesistente
capace di laureare ad honorem anche i defunti (piccole sviste…), l’abbondante Mirello Crisafulli ha avuto una bella pensata: e cioè metter su a Enna una sede sicula di un ateneo del Danubio romeno. Così da permettere ai suoi aspiranti elettori più giovani di scansare il numero chiuso previsto dalla legge per medicina e odontoiatria. Tiè!

Va da sé che le altre università siciliane che già offrono tre facoltà di medicina
(Catania, Messina e Palermo più una dependance di quest’ultima a Caltanissetta) sono indignatissime: «Ma come, quest’anno la Regione ha detto al ministero che aveva un fabbisogno di medici pari al 50% rispetto allo scorso anno facendoci tagliare il numero di posti da mettere in palio nelle nostre Scuole di medicina, e adesso autorizza altri 120 posti ai romeni? », si è sfogato il rettore di Catania Giacomo Pignataro. E il suo collega (uscente) palermitano Roberto Lagalla, che è vicario alla Crui, la Conferenza dei rettori italiani, rincara: «A noi non risulta che sia mai stata data un’autorizzazione di questo genere. Anzi, non ci risulta manco sia stata chiesta». Stefano Paleari, che del Crui è presidente, conferma: «Finora stiamo a chiacchiere. Tocca al ministero la prima e l’ultima parola ». Traduzione: finirà tutto nel cestino.

Anche il rettore dell’università Kore di Enna
, Gianni «Nino» Puglisi, occupatissimo a guidare la Libera Università di Lingue e Comunicazione Iulm di Milano, presidente della Fondazione Sicilia, della Commissione Italiana per l’Unesco, della Società Siciliana per la Storia Patria, Coordinatore Nazionale delle Università non Statali eccetera eccetera, ha trovato il tempo di far dettare al suo ateneo siculo un comunicato: «In merito alle tante richieste che pervengono ai nostri uffici si precisa che il corso di laurea in Medicina e il corso di laurea in Infermieristica, recentemente istituiti a Enna, non sono dell’Università Kore…».

Insomma, a sentire tutti, si tratterebbe solo di una creatura del mammasantissima
(politico, si capisce) di Enna Vladimiro Crisafulli, detto Mirello o ancor più asciuttamente (con sintesi inversamente proporzionale alla stazza) Lillo, già deputato, senatore, parlamentare regionale e da decenni padre- padrone del Pci e del partito via via rinominato al punto che, prima di essere incredibilmente battuto alle ultime elezioni comunali, irrideva gli avversari sui sistemi elettorali dicendo: «Io a Enna vengo eletto col proporzionale, col maggioritario e pure col sorteggio».

Come gli è venuto in mente di metter su una sede distaccata della «Universitatea Dunarea de Jos» di Galati
(l’università del Danubio meridionale, quasi ai confini con la Moldavia e a un centinaio di chilometri dal Mar Nero) sui monti Erei? «Che volete, sono fantasioso», ha risposto ad Antonio Fraschilla, di Repubblica Palermo. E ha spiegato: «Attiveremo due corsi di laurea, quello in Medicina e chirurgia e quello in Professioni sanitarie». I locali? «Messi a disposizione dall’ospedale di Enna ». La lingua? «Faremo un corso intensivo di dieci settimane di romeno». I promotori? La Fondazione Proserpina, di cui lui è amministratore delegato. I finanziamenti? Le tasse universitarie, che dovrebbero essere nove o diecimila euro per medicina quattro o cinquemila per le professioni sanitarie. Alte? «Il paragone deve essere fatto con quelle straniere, considerando anche le spese necessarie per studiare all’estero. Questa facoltà nasce proprio per evitare che i ragazzi vadano fuori».

News (leggermente) collegata:
SU DUNAREA DE Jos e DE PROSERPINA, l’ex senatore tuona, sfida (minaccia?)
crisafulli 3ott2015 la sicilia


Foto Enna, panorama anno 1950, Studio Grifasi
si ringrazia Loredana La Tragna per le ricerche su interrogazioni Camera, Senato e ARS