martedì , Agosto 3 2021

Ricorso alla Commissione europea di Fials medici su presunte infrazioni

medici h24La Commissione europea avvia per la seconda volta l’ istruttoria contro l’ Italia per verificare la violazione delle norme sul lavoro dei medici, in particolare sui turni di pronta disponibilità all’ Asp di Enna. Il procedimento, che è nella fase istruttoria che precede l’ eventuale apertura dell’ infrazione, è stato avviato a seguito dell’ esposto della Fials Medici di Enna, a firma del segretario Francesco Paolo Castelli, assistito dall’ avvocato Giuseppe Agozzino. È la seconda volta che il sindacato ricorre alla Commissione europea, per obbligare l’ Italia al rispetto delle regole europee nei turni di lavoro del personale sanitario, in particolare i turni di pronta disponibilità. Già con la Legge europea 2013 -bis, l’ Italia si era dovuta adeguare al diritto comunitario, prevedendo con la legge 161/2014 che «l’ orario lavorativo medio massimo di 48 ore che dà diritto ai lavoratori a un periodo di riposo di 11 ore consecutive per ogni periodo di 24 ore, si applica a tutto il personale del servizio sanitario nazionale in oggetto». Nonostante la legge sia entrata in vigore lo scorso 25 novembre, in realtà all’ Asp di Enna nulla è cambiato e i turni sono rimasti senza una compiuta disciplina conforme al diritto europeo. Nell’ esposto la Fials ha evidenziato che, sebbene l’ Asp Enna ha adottato il Regolamento aziendale sulla pronta disponibilità, in realtà non avendo adottato il piano aziendale il regolamento è inapplicabile e «tale carenza, rende illegittimi i turni di pronta disponibilità poiché nessun turno è rispettoso delle nuove regole di cui alla legge 161/2014». Praticamente immediata la risposta sia della Commissione Europea ma anche dello stesso ministero della Salute che, con una nota del 5 febbraio, ha chiesto all’ assessore regionale alla Sanità, di adottare le valutazioni di competenza su quanto esposto dal sindacato.
«Il pronto intervento del ministero spiega l’ avvocato Agozzino che da due anni assiste il sindacato presso la Commissione Ue – si spiega con il fatto che dal 2012, grazie a una legge, le Regioni che non pongono tempestivamente rimedio alle violazioni loro imputabili, degli obblighi degli Stati nazionali derivanti dalla normativa dell’ Unione europea, ne rispondono al punto che lo Stato si può sostituire e promuovere l’ azione di regresso verso le Regioni inadempienti».


Giulia Martorana per il quotidiano La Sicilia