martedì , Marzo 2 2021

Quando ad Aidone si correva a cursa di scecch’! Omaggio a Gaetano Mililli

Aidone. La Fondazione Marida Correnti ospiterà martedì prossimo, g. 25, l’evento inaugurale del uovo anno sociale, il terzo, dell’Università del Tempo Libero di Aidone, dedicato in questo caso a Gaetano Mililli. La possibilità di utilizzare il salone della Fondazione Marida Correnti, generosamente messo a disposizione dalla vice presidente della Fondazione, la signora Angela Raffiotta Correnti, ha contribuito alla crescita dell’associazione che, nei due anni e mezza di vita -l’inaugurazione era avvenuta il 10 aprile 2016 con una conferenza dell’archeologa Serena Raffiotta-, ha organizzato numerosi di incontri e reeding poetry molto frequentati e graditi alla cittadinanza. A riprova della fame di cultura, alla curiosità e alla voglia di informarsi che cresce anche in una piccola comunità come quella di Aidone. L’associazione ha cercato infatti di mantenere un’offerta di qualità, proponendo l’approfondimento di vari argomenti e tematiche che hanno spaziato dall’ambiente, alla salute, alla poesia, alla storia e alla valorizzazione della cultura locale. Quest’ultima ha avuto un posto di primo piano soprattutto attraverso la conoscenza e la promozione dello studio del galloitalico aidonese, attraverso i due autori del primo Novecento, Francesco Consoli e Vincenzo Cordova, e i contemporanei; in estate è stata dedicata una serata a Teodoro Ferreri, molto conosciuto dai paesani per le sue commedie ma in questa occasione apprezzato anche per le sue liriche. Ora è il turno dell’avvocato Gaetano Mililli, il novantaquattrenne che ha dedicato gli anni della pensione allo studio e alla pubblicazione, presso l’editore Salvo Bonfirraro, di due libri dedicati alla parlata galloitalica di Aidone.

Nel 2004 il volume “Poesie e proverbi nella parlata Galloitalica di Aidone”, suddiviso in tre sezioni: nella prima quattro racconti in versi sulle tradizioni e le leggende della tradizione aidonese (I santoni e i riti della settimana santa, la corsa degli asini, la leggenda del Cristo di Frate Umile da Petralia e quella del tesoro di San Marco), nella seconda una piccola antologia poetica con versi in vernacolo e nel dialetto sicilianizzato, e infine nella terza un ricco apparato di proverbi, detti e modi di dire; il tutto è preceduto da avvertenze sulla fonetica e la grammatica dell’aidonese e seguito da venti pagine di note, tra le quali si nascondono anche preziose informazioni di storia locale. Nel 2015 ha pubblicato “Il libro parlante”, una sorta di integrazione e supplemento al precedente volume, con approfondimenti grammaticali, riguardanti soprattutto la coniugazione verbale, e corredato di un dvd in cui l’autore dà lettura di tutti i testi pubblicati. Gaetano Mililli, nonostante l’età e gli inevitabili acciacchi, non perde la voglia di studiare, di ricercare e di mettere su carta i risultati delle sue indagini per condividerli con gli studiosi e con i suoi concittadini. Nel corso dell’evento a lui dedicato si è scelto di leggere ed analizzare il secondo dei quattro racconti: “A curs-e scecch’ ad a Iddungh’”, “La corsa degli asini in Aidone”, che si correva dalla fine dell’Ottocento al 1955, dove cavalli, giumente, muli e asini, ciascuno nella propria sezione, si sfidavano nella corsa e conquistavano il palio, un cencio colorato di nessuna pregio ma prestigioso per chi lo conquistava. Tra le finalità che il Mililli si propone con la sua opera c’è quella di conservare la memoria di leggende, tradizioni, fatti, eventi perduti o a rischio di essere dimenticati. Il palio degli asini è uno di questi, la sua memoria si è persa insieme a quella dei suoi “inventori” i fratelli Palermo, Giuseppe e Luciano che, alla loro morte negli anni novanta dell’Ottocento, lasciarono tutte le loro ricchezze alla città per la fondazione di un Monte dei Pegni, che aiutasse la povera gente a liberarsi dalle grinfie degli usurai, e alla costruzione di un ospedale. Il Monte di Pietà entrò subito in funzione e la sua vita si protrasse fino al 1943, l’ospedale non vide mai la sua realizzazione compiuta, fu fatta una brutta costruzione destinata in seguito dal comune a tutt’altri usi. Oggi dell’Opera Pia F.lli Palermo resta, in pieno centro, un bel caseggiato, nella strada omonima, usato per qualche decennio per ospitate l’Esattoria comunale, fino alla sua chiusura definitiva, e da allora lasciato dal Comune all’incuria e all’abbandono, e il caseggiato destinato all’ospedale, costruito con molto ritardo, quando ormai l’inflazione aveva polverizzato il capitale del legato, e che negli anni è stato sede scolastica, canile comunale, accessorio al campo sportivo adiacente, laboratorio di falegnameria. La lettura dei testi verrà fatta da un gruppo di volenterosi che si sono messi in gioco anche nelle altre occasioni. In questa parteciperanno Pina Caruso, Andrea Rissignolo e GianLorenzo Suffia.

Franca Ciantia