Acqua al ferro, la corsa ai supermercati per le bottiglie ed i dubbi dei panificatori

Piazza Armerina è ripiombata in uno scenario che molti credevano archiviato o quasi. La corsa ai supermercati, per recuperare le bottiglie d’acqua.

Il divieto di utilizzo potabile dell’acqua, disposto dal sindaco, Nino Cammarata, dopo gli accertamenti dell’Asp che hanno rilevato concentrazioni di ferro oltre i limiti di legge, ha riacceso paure mai sopite. Un riflesso automatico, quasi istintivo: fare scorta. Alcuni residenti, sui social, hanno postato degli scontrini, a testimonianza della spesa fatta.

Ripiomba il fantasma della crisi idrica del 2024

Per molti cittadini il pensiero è corso immediatamente a quel periodo buio, alla fine del 2024, segnato dalla siccità estrema e dal progressivo prosciugamento della diga Ancipa che ha portato al razionamento idrico.

I dubbi degli utenti e dei panificatori

L’ordinanza comunale vieta l’uso potabile dell’acqua ma non chiarisce tempi e modalità di un eventuale ripristino. Al momento non esistono certezze, né una roadmap ufficiale. Ed i panificatori, cosa faranno? E l’interrogativo che si pongono in tanti, per primi gli stessi produttori di pane.

L’avvocato Alfarini ipotizza azioni civili e penali

Nel frattempo, resta un interrogativo pesante: da quanto tempo l’acqua era contaminata? E soprattutto, quante persone l’hanno utilizzata ignare dei potenziali rischi? È su questo terreno che si inserisce l’annuncio dell’avvocato piazzese Giampiero Alfarini, che ha parlato apertamente della possibilità di un’azione penale e civile. Secondo il legale, la contaminazione potrebbe aver messo in pericolo l’incolumità pubblica.

La class action

A rendere il quadro ancora più teso c’è la class action depositata dal Comitato Senzacqua Enna, che ha trascinato il gestore in Tribunale chiedendo un risarcimento danni.

Nel mirino del Comitato ci sono diversi nodi irrisolti: il pagamento di un servizio mai realmente erogato, quello del depuratore; le partite pregresse, che secondo lo staff legale sarebbero state calcolate in modo errato e penalizzante per gli utenti; la mancanza di trasparenza nella fatturazione a fronte di continui disservizi. Una vertenza che rischia di fare giurisprudenza e che si innesta su un contesto già esplosivo.

La crisi strutturale

la crisi idrica non è un’emergenza episodica ma un problema strutturale.

La situazione nell’Ennese: Reti idriche vetuste con perdite copiose anche se progressivamente si sta provvedendo a mettere delle nuove tubazioni; infrastrutture di accumulo e distribuzione insufficienti o mal manutenute; dipendenza da invasi strategici, come Ancipa, sempre più vulnerabili alla siccità.

Il quadro siciliano

La Sicilia perde ogni anno milioni di metri cubi d’acqua a causa delle dispersioni. Molti depuratori non sono pienamente funzionanti o non sono mai entrati in esercizio. L’emergenza climatica ha aggravato una situazione già compromessa da decenni di ritardi.

Le mosse della Regione

La Regione Siciliana ha messo in campo alcune misure per arginare le emergenze: dichiarazione dello stato di crisi idrica in diversi territori; finanziamenti per interventi urgenti su pozzi, reti e invasi; accelerazione dei progetti per il riuso delle acque reflue depurate; pianificazione di nuovi dissalatori e ammodernamento di quelli esistenti. Ma i tempi della burocrazia restano lunghi, mentre l’acqua – quando manca o non è potabile – è un problema immediato.