30 mila euro per il Palio dei Normanni, Pd: “Usati per pagare un attore”, Messina: “Porta visibilità”
Piazza Armerina - 07/04/2026
A Piazza Armerina il Palio dei Normanni torna al centro del dibattito politico cittadino, e non solo per il suo valore storico e identitario. A far discutere è il contributo regionale previsto dal bando della Regione Siciliana (L.R. 1/2024), che mette sul piatto fino a 30 mila euro per progetti destinati a rafforzare coesione sociale e partecipazione giovanile.
Una cifra modesta rispetto al costo complessivo della manifestazione – che supera i 300 mila euro – ma sufficiente ad accendere lo scontro tra maggioranza e opposizione.
Pd: 30 mila euro per pagare l’attore famoso
Da un lato il Partito Democratico, con il consigliere Andrea Arena, che accusa l’amministrazione guidata dal sindaco Nino Cammarata (Fratelli d’Italia) e, in particolare, l’assessore al Turismo e Spettacolo Ettore Messina, di aver snaturato lo spirito del bando.
Secondo l’opposizione, infatti, quelle risorse, nate per promuovere inclusione e partecipazione, sarebbero state di fatto destinate a coprire il cachet di un “attore famoso” – che sarà svelato nei prossimi mesi – chiamato a fare da padrino all’edizione di agosto del Palio dei Normanni. Una scelta che, sempre secondo il Pd, lascerebbe a “zero euro” proprio quei soggetti – quartieri storici, musici, figuranti – che rappresentano l’anima popolare e volontaria della manifestazione.
La denuncia è politica ma anche simbolica: da un lato la comunità che costruisce il Palio tutto l’anno, dall’altro – sostengono i dem – una vetrina costruita attorno a un volto noto, con tanto di spese per immagine e ufficio stampa. In mezzo, il rischio che la “coesione sociale” resti più una formula da bando che una pratica concreta.
La replica: “C’è chi amministra e chi scrive post”
La replica dell’assessore Ettore Messina arriva via social ed è netta, quasi tranchant. “C’è chi amministra e chi scrive post”, esordisce, respingendo l’idea che si tratti di un finanziamento unico o decisivo. I 30 mila euro regionali, chiarisce, rappresentano solo una parte di un mosaico ben più ampio, che comprende fondi ministeriali, incassi da bigliettazione e risorse comunali.
Ma il punto più politico della controffensiva riguarda proprio la figura dell’attore. Per l’assessore non è un vezzo né una spesa superflua: è investimento. “Un nome nazionale porta gente, visibilità, lavoro”, sostiene, collegando direttamente la presenza del vip all’indotto economico per ristoranti, B&B e attività locali. Criticarla, nella sua lettura, equivarrebbe a “remare contro la città”.
Quanto ai quartieri e ai musici, Messina ribalta la prospettiva: non esclusi, ma “tutelati”. L’amministrazione rivendica di averli sottratti alle complessità burocratiche del bando regionale, garantendo loro – dice – coperture economiche attraverso altri canali, più certi e meno esposti ai vincoli amministrativi.
Due narrazioni opposte, dunque, che riflettono una frattura politica evidente. Da una parte l’opposizione che denuncia una gestione orientata all’immagine, dall’altra la maggioranza che rivendica una strategia di sviluppo turistico ed economico.
Nel mezzo c’è il Palio dei Normanni, molto più di una rievocazione storica: un terreno identitario, dove tradizione, volontariato e ambizioni di rilancio turistico si intrecciano. E dove anche 30 mila euro, in fondo, possono pesare molto più del loro valore nominale.