La rivolta in carcere, sulle cause è scontro tra Sappe e la deputata di FdI Longi

Botta e risposta sulla rivolta avvenuta nel carcere di Enna. Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) contesta le dichiarazioni della deputata di Fratelli d’Italia Eliana Longi, secondo la quale i disordini sarebbero stati determinati esclusivamente dal sequestro di materiale illecito destinato ad alcuni detenuti e non dai problemi alla rete telefonica dell’istituto.

    Il nodo dei malfunzionamenti

    In una nota, il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, sostiene che la ricostruzione fornita dalla parlamentare non rappresenti l’intero contesto nel quale sarebbero maturate le tensioni. Secondo il sindacato, i disservizi telefonici erano una criticità concreta e nota al personale, al punto che gli agenti, a ogni cambio turno, avrebbero lasciato il proprio numero di cellulare in portineria per poter essere contattati in caso di emergenza, poiché le linee interne risultavano fuori uso.

    Le verifiche dopo i disordini

    Capece richiama inoltre la situazione dell’istituto dopo la rivolta, evidenziando che sono in corso verifiche tecniche sui danni riportati dal padiglione interessato. Sempre secondo il SAPPE, nella sezione coinvolta sarebbe stata ripristinata una sola linea telefonica, utilizzabile alternativamente dai tre piani dell’edificio. Il sindacato aggiunge che i problemi all’impianto telefonico erano presenti anche prima dei danni provocati dal fulmine, con frequenti interruzioni del servizio che avrebbero interessato sia i detenuti sia il personale.

    “Le tensioni hanno più cause”

    Per il segretario generale del SAPPE, ricondurre la rivolta al solo sequestro di materiale illecito significa offrire una lettura parziale di una vicenda più articolata. Capece afferma che le tensioni sarebbero il risultato di criticità organizzative, strutturali e gestionali che il sindacato denuncia da tempo e che, a suo dire, non avrebbero ancora trovato risposte risolutive.

    L’appello alle istituzioni

    Nella parte conclusiva della nota, Capece invita le istituzioni a confrontarsi con il personale della Polizia penitenziaria impegnato quotidianamente negli istituti di pena prima di formulare valutazioni definitive sull’accaduto. Il sindacato ribadisce il proprio sostegno agli agenti coinvolti nella gestione della rivolta e chiede che le condizioni operative del carcere di Enna siano verificate direttamente, sostenendo che le criticità denunciate continuino a incidere sull’attività del personale e sulla gestione dell’istituto.