La fuga delle banche dall’Ennese: Barrafranca con un solo sportello, danni per famiglie ed imprese
Enna-Cronaca - 09/08/2026
La desertificazione bancaria non è più un’ipotesi accademica, è un dato che pesa sulla vita quotidiana di famiglie e imprese ennesi. L’aggiornamento al 30 giugno 2026 della Fondazione Fiba di First Cisl, elaborato su dati Banca d’Italia e Istat, colloca la provincia di Enna tra i territori siciliani più colpiti dalla fuga degli sportelli, insieme a Messina, Palermo, Agrigento e Catania. Un fenomeno che il sindacato definisce senza mezzi termini un allarme sociale, e che in un territorio già fragile come quello ennese rischia di aggravare spopolamento e marginalità economica.

I numeri della provincia
I dati parlano chiaro. Nell’indicatore di desertificazione parziale, che misura i comuni rimasti con un solo sportello bancario, Enna si piazza al 71esimo posto su 110 province italiane, con un punteggio di 266. Va peggio ancora sul fronte della desertificazione assoluta, quella dei comuni senza alcuno sportello: qui la provincia resta ferma alla stessa posizione, la 71esima, con un indicatore di 236. Sono numeri che, letti insieme a quelli del resto dell’isola, raccontano una Sicilia spaccata in due: da un lato Ragusa e Trapani, relativamente meno colpite soprattutto sul fronte della desertificazione parziale, dall’altro le province dell’entroterra e delle aree interne, Enna compresa, dove il ritiro delle banche procede più rapido.
Barrafranca, simbolo di un sistema che si assottiglia
Tra i comuni siciliani rimasti con un solo sportello bancario, la Fondazione Fiba inserisce anche Barrafranca, in provincia di Enna, con oltre 12mila abitanti serviti da un’unica filiale. Un dato che va inquadrato nel contesto regionale: in Sicilia sono attivi appena 21 sportelli ogni 100mila abitanti, la terza peggiore media nazionale. Per un comune di quelle dimensioni, restare con un solo presidio bancario significa code più lunghe, meno concorrenza sui servizi, meno assistenza per anziani e piccole imprese che non possono affidarsi soltanto all’online.
Il conto per famiglie e imprese
Il report certifica che in Sicilia un milione di residenti ha oggi un accesso pressoché nullo ai servizi bancari di prossimità. Sul fronte imprenditoriale la situazione è altrettanto pesante: 20mila aziende siciliane non hanno più una filiale disponibile, altre 29mila possono contare su un solo sportello. Per il tessuto produttivo ennese, fatto in larga parte di piccole realtà agricole e commerciali, la chiusura degli sportelli si traduce in maggiori difficoltà di accesso al credito, tempi più lunghi per le pratiche e un ulteriore ostacolo competitivo in un’economia già penalizzata da distanza dai mercati e carenze infrastrutturali.
Il digitale non colma il vuoto
Il sindacato smonta anche l’idea che l’internet banking possa sostituire le filiali fisiche. La Sicilia è quart’ultima in Italia per utilizzo dei servizi bancari digitali, con una percentuale del 44 per cento: peggio fanno solo Basilicata, Campania e Calabria. Un dato che nelle aree interne come quella ennese, dove il divario digitale si somma spesso a quello infrastrutturale e a una popolazione più anziana, rende il problema ancora più concreto.
La richiesta della Cisl alla Regione
Il segretario generale di First Cisl Sicilia, Fabio Sidoti, chiede alle istituzioni di non sottovalutare il fenomeno: “La freddezza dei numeri è disarmante. Assistiamo a un progressivo scivolamento che mette in difficoltà intere comunità”. Il sindacato rilancia la richiesta, avanzata da tempo alla Regione Siciliana, di istituire un Osservatorio regionale sull’attività bancaria che funga da sentinella sul territorio, monitorando chiusure e conseguenze sociali. A livello nazionale, il segretario generale First Cisl Riccardo Colombani collega il fenomeno al risiko bancario in corso, sottolineando come le operazioni di aggregazione tra istituti siano tra le cause principali della desertificazione e come, senza filiali sui territori, a pagare il prezzo maggiore siano le fasce più fragili della popolazione, a partire dagli anziani. Per questo, aggiunge, cresce l’importanza delle banche di credito cooperativo, più ancorate alle comunità locali. Una prospettiva che riguarda da vicino anche l’entroterra ennese, dove il credito di prossimità resta spesso l’unico presidio rimasto.