Ospedale di Leonforte, l’addio ad un residente riaccende i timori per il futuro del presidio

Il dibattito sulla sanità nell’ennese si infiamma attorno alle sorti del presidio ospedaliero “Ferro-Branciforti-Capra” di Leonforte. A riaccendere i riflettori sulla questione è la voce dei cittadini, amplificata dai social network e dal dolore di chi vive con apprensione il futuro della struttura.

Il caso

​Emblematico è il messaggio condiviso su Facebook da un utente leonfortese che ha espresso profondo dolore per la recente scomparsa del fratello. Nel post, l’autore si è rivolto con amarezza alle istituzioni, lamentando come l’ospedale locale venga percepito in declino e trasformato nei fatti in una RSA, lanciando un appello accorato affinché si difenda il diritto alla salute e si mantengano attive tutte le specialistiche del presidio.

La Rsa nell’ospedale

​Il timore di un depotenziamento non nasce nel vuoto, ma affonda le radici nella decisione dell’ASP di Enna di disporre il trasferimento temporaneo di circa quaranta ospiti della RSA di Pietraperzia proprio all’interno dell’ospedale leonfortese. Tale spostamento si è reso indispensabile per consentire l’esecuzione di urgenti lavori di adeguamento degli impianti elettrici e di ristrutturazione nella struttura di origine.

​La mossa ha tuttavia generato forti tensioni, proteste dei comitati civici e l’opposizione dei sindaci del territorio, preoccupati che la coabitazione possa comprimere gli spazi dei reparti ordinari e penalizzare l’assistenza sanitaria locale.

Le rassicurazioni dell’Asp

​Dal canto suo, la Direzione Strategica dell’ASP di Enna ha cercato di stemperare le polemiche replicando con fermezza alle critiche. L’azienda sanitaria ha garantito che il trasferimento ha una natura esclusivamente temporanea ed è legato a inderogabili esigenze di cantiere.

​Inoltre, i vertici dell’ASP hanno assicurato che la funzionalità del Pronto Soccorso e dei reparti di cura non subirà alcun pregiudizio, mantenendo percorsi, spazi e personale rigorosamente separati per tutelare sia l’utenza ospedaliera che i pazienti fragili in arrivo.