Valguarnera. Non risponde all’interrogatorio Giacomo Gabriele Stanzù ritenuto mandante omicidio Franco Saffila
Enna-Cronaca - 03/12/2011
Enna. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Giacomo Gabriele Stanzù, 50 anni di Valguarnera, imprenditore agricolo arrestato dalla squadra mobile perché viene ritenuto il mandante dell’omicidio di Franco Saffila, il trattorista ucciso in contrada Bosco ad Aidone, nel settembre 1998 e del tentato omicidio del figlio diciassettenne. Secondo gli investigatori, l’imprenditore agricolo, originario di Capizzi, avrebbe organizzato il delitto per vendicare l’uccisione del padre avvenuta nel ’70 e per questo motivo avrebbe chiesto aiuto al boss di Gela Daniele Emmanuello, il quale, per allacciare rapporti con la famiglia di Enna, gli avrebbe dato il suo migliore killer Carmelo Billizzi. Stanzù si professa innocente e non ha risposto alle domande del gip Carlo Ottone de Marchi e secondo il suo difensore, l’avvocato penalista Antonio Impellizzeri, si è trattato di una scelta tecnica, in attesa di poter leggere i cinque faldoni che costituiscono la fase istruttoria della Dda di Caltanissetta, che ha coordinato le indagini degli agenti della sezione criminalità organizzata della squadra mobile ennese, diretti dal vicequestore Giovanni Cuciti. Nell’ordinanza del gip De Marchi si trovano le dichiarazioni di tre pentiti di mafia, tra cui Carmelo illizzi, reo confesso dell’omicidio, diventato collaborante di giustizia. Gabriele Stanzù, imprenditore agricolo di un certo rilievo con una grande azienda agricola in contrada Bosco di Aidone, dove è avvenuto l’omicidio del trattorista aidonese tra un paio di settimana si sarebbe dovuto sposare con una bella ragazza di Capizzi. L’avvocato Impellizzeri ha tempo sino a giovedì prossimo per fare ricorso al tribunale del Riesame. Per il delitto Saffila, un paio di giorno dopo l’omicidio, era stato arrestato un pregiudicato di Piazza Armerina di 22 anni, indicato dal figlio della vittima, che era sfuggito all’agguato, come uno dei possibili killer, ma poi il ragazzo dimostrò di avere un alibi di ferro. Gli inquirenti ritengono Gabriele Stanzù un “avvicinato” della famiglia di Cosa Nostra ennese da molto tempo e si tratta di legami, che, secondo gli investigatori, continuano ad essere validi e tra l’altro all’arrestato viene assegnata “una pericolosa propensione al crimine” ed inoltre, secondo l’ordinanza, ci sarebbero motivi concreti per un pericolo di inquinamento probatorio e anche di fuga. Carmelo Billizzi, nelle sue dichiarazioni ha anche confermato che la spedizione punitiva di contrada Bosco doveva comprendere anche l’uccisione del figlio di Saffila, solo che il ragazzo, benché ferito, riuscì a sfuggire ai due killer e si salvò la vita.