Uil e Cisl Sicilia su beatificazione don Puglisi
Enna-Cronaca - 24/05/2013
“Padre Puglisi ha lasciato un segno indelebile nelle nostre coscienze. Un prete, un uomo scevro da qualsiasi retorica, consapevole del sacrificio a cui andava incontro ma non per questo meno determinato a proseguire nella sua missione”. E’ questa la riflessione di Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia, sulla beatificazione del sacerdote assassinato dalla mafia. E aggiunge: “Don Pino Puglisi ha dato ai giovani di Brancaccio la speranza di una vita onesta e a tutti i siciliani la certezza che è possibile sconfiggere la mafia. Ha fatto questo non solo attraverso denunce e testimonianze ma soprattutto insegnando valori positivi e costruendo la speranza di una vita onesta e laboriosa. La sua beatificazione non rappresenta per i siciliani solo un grande evento religioso ma anche un significativo passo avanti sulla strada dell’emancipazione civile di una terra martoriata. Sempre da Don Puglisi – conclude il leader della Uil Sicilia – veniva un richiamo alla concretezza: “Prima conoscere poi capire, infine agire”. Questo sindacato si riconosce nelle sue parole che sono un valore per tutte le coscienze, religiose o laiche, accumunate dalla volontà di creare lavoro onesto per dare una speranza ai nostri giovani e alla nostra Isola”.
Fu assassinato da un killer sull’uscio della propria abitazione, a Brancaccio (Palermo), il 15 settembre 1993. Da sabato 25 maggio, vent’anni dopo, sarà il primo martire della Chiesa per fatti di mafia. Padre Pino Puglisi sarà proclamato beato nel corso di una cerimonia che sarà presieduta a Palermo, su delega di Papa Francesco, dal cardinale Salvatore De Giorgi. Sarà elevato all’onore degli altari, quale martire in odium fidei. La Messa al Foro Italico sarà celebrata dall’arcivescovo della città, Paolo Romeo, assieme a 750 sacerdoti. Sono attese 80 mila persone da tutta Italia e anche militanti e dirigenti Cisl di tutta la Sicilia. A guidare l’affollata delegazione Cisl, sarà il segretario generale regionale, Maurizio Bernava.
Pino Puglisi fu ucciso per ordine dei fratelli Graviano, mandanti di un delitto che scosse le coscienze di Palermo quando la città era ancora piagata e offesa per le stragi dell’estate del 1992 ed epicentro di una possibile trattativa tra Stato e mafia, su cui si pronuncerà un processo. I Graviano, e i cinque killer del commando, sono stati tutti condannati all’ergastolo. Degli assassini, solo Salvatore Grigoli sconta 16 anni: si è pentito svelando agli inquirenti come si è arrivati all’uccisione del prete.
Per la Chiesa, che nella causa di beatificazione che ha preso le mosse nel 1998, ha ascoltato decine di testimonianze tra cui anche quelle di alcuni pentiti di mafia, il sacerdote palermitano che dedicò la vita ai giovani è stato ucciso per la fede in Cristo che ne guidava l’azione di evangelizzazione e promozione umana. Un martirio in piena regola, in una zona difficile di Palermo, che certifica la testimonianza profonda del messaggio cristiano da parte del fondatore del centro Padre Nostro. Ad affermare con forza il no alla mafia, poche settimane prima della morte di Puglisi, era stato Giovanni Paolo II dalla Valle dei Templi di Agrigento. “Verrà un giorno il giudizio di Dio”, aveva tuonato il Papa polacco. Poi è stata la volta di Benedetto XVI. Da ultimo, con parole assai nette, anche Papa Francesco, in occasione della visita ad limina in Vaticano dei vescovi siciliani, ha ripetuto che la mafia e i mafiosi sono fuori dalla Chiesa. Così il cardinale arcivescovo di Palermo, Romeo: “Don Puglisi è stato ucciso perché era un prete che formava le coscienze, costruiva la comunità parrocchiale e aiutava le persone ad uscire dai meccanismi che le rendono schiave. Questo, evidentemente, dava fastidio”, riflette il prelato.
Alla cerimonia è previsto prendano parte, tra gli altri, il presidente del Senato Piero Grasso e i ministri Angelino Alfano, Anna Maria Cancellieri e Giampiero D’Alia.