Enna. Interrogatori imputati casa di riposo “Sant’Antonio” di Pergusa
Enna-Cronaca - 19/10/2013
Enna. Sono durati circa quattro ore gli interrogatori dei quattro arrestati, protagonisti dello scandalo della casa di riposo “Sant’Antonio” di Pergusa, dove venivano assistiti 44 anziani in locali che ne poteva contenere appena 25. L’interrogatorio è stato condotto dal Gip Luisa Maria Bruno, alla presenza del Pm Di Mauro e degli avvocati difensori, Gabriele Cantaro per Paolo Luciano Tomaselli e Carmelo Murafò, e Giovanni Palermo per le due Osa Ernesta Cacciato e Maria Concetta Mirisola. Paolo Luciano Tomaselli, il direttore della casa di riposo, è stato il primo ad essere stato interrogato, perché la vicenda tutta ruota attorno a lui e Tomsaselli, rispondendo, ha sostenuto con forza che i ricoverati “non erano affatto abbandonati a sé stessi, che non ci sono stati maltrattamenti, perché l’assistenza era efficiente”. Subito dopo è stato interrogato il nipote di Tomaselli, Carmelo Murasò, quindi le due donne che sono agli arresti domiciliari. Tomaselli e Murasò hanno contestato tutto, hanno respinto la tesi che i ricoverati ricevessero dei sedativi senza consulto medico o prescrizione, di non avere maltratto chiunque, ma la Procura è di parere diverso a seguito della relazione della Guardia di Finanza. Il pm Marco Di Mauro, che ha coordinato l’indagine, ha evidenziato che almeno tre anziani, tra cui due donne, sarebbero stati picchiati. Per quanto riguarda l’avere riscosso la pensione della signora Lina, nonostante fosse già morta, i due hanno sostenuto di aver fatto il possibile per curarla, che sarebbe stata assistita da due medici che andavano a visitarla all’interno della casa di riposo, sull’accusa di truffa i due hanno detto che pensavano si trattasse di arretrati, e che i soldi, sono stati utilizzati per il funerale. Sugli insulti che sarebbero stati rivolti ad alcuni anziani, hanno cercato di minimizzare, ammettendo che si erano episodi sì deprecabili, ma non avevano intenzioni ingiuriosi. Per il personale ridotto hanno dichiarato che, pur ridotto ai minimi termini, rientrava sempre nei parametri previsti dalla legge. Le due operatrici sono accusate di maltrattamenti, ma nel loro caso il Gip li accusa di “concorso morale”. Loro hanno negato di aver “assecondato i metodi violenti di Murasò e Tomaselli”; ed hanno dichiarato che spesso erano presenti al centro i familiari degli anziani, e possono testimoniare il loro comportamento corretto, evidenziando di non aver mai somministrato sedativi o medicine senza prescrizione; ogni terapia era prescritta regolarmente dai medici.