Enna. Casa di riposo Sant’Antonio di Pergusa, incidente probatorio

casa riposo s antonio pergusaEnna. Nell’incidente probatorio relativo alla casa di riposo “Sant’Antonio di Pergusa”, chiusa dopo l’inchiesta del comando provinciale della Guardia di Finanza, tre ospiti sono stati chiamati a deporre davanti al Gip Luisa Maria Bruno e le risposte che hanno dato al Pm Marco Di Mauro non sono state rose e fiori perché i tre hanno dichiarato che “Gestivano la mia pensione ma non mi davano mai spiegazione sulla mia posizione finanziaria”. “Non si mangiava tanto bene ” e una di loro ha detto che “gli sono spariti diversi oggetti d’oro di sua proprietà. Di fatto c’è da dire che gli oggetti d’oro sono stati trovati dalla Guardia di Finanza nel cassetto dove dicevano i proprietari. Sono accuse veramente pesanti nei confronti del titolare Paolo Luciano Tomaselli e del nipote-dipendente Carmelo Murasi, difesi dagli avvocati Gabriele Cantaro e Giovanni Avila. Intanto, a sorpresa, ai quattro indagati, che sono stati arrestati con le due operatrici ai domiciliari, difesi dall’avvocato Giovanni Palermo, si sono aggiunti altri due dipendenti, di cui ancora non sono stati detti i nomi, difesi dagli avvocati Patrizia Di Mattia e Angela Patelmo. Per uno dei nuovi indagati, difeso dall’avvocato Di Mattia, viene ipotizzato il reato di circonvenzione di incapace. Per un’anziana ospite del centro, il Gip, su richiesta del Pm, ha nominato un perito, il medico legale Salvatore Bruno, per verificare lo stato delle sue condizioni mentali, e se è nelle condizioni di rispondere compiutamente e con logica alle domande che le saranno rivolte sulle questioni della casa di riposo. Praticamente, in questa vicenda, c’è un secondo atto quello, dell’esame di tre anziani, che ora si trovano ricoverati in altre case di cura. Gli anziani hanno confermato determinate accuse, come quello di avere mangiato male, ma non hanno dichiarato di avere subito dei maltrattamenti fisici. Interlocutoria la conclusione di questo incidente probatorio per cui è probabile che l’accusa di maltrattamenti fisici verrebbe a cadere, ma ce ne sono tante altre formulate dai finanzieri, che nell’operazione sono stati diretti dal tenente colonnello Giuseppe Carella e dal capitano Antonino Licciardello a cominciare dall’uso non certo razionale di sedativi per fare stare calmi i ricoverati.