Omicidio Minacapilli, assolti mandanti ed esecutore
Enna-Cronaca - 11/08/2014
Sono passati quasi sedici anni, quando il lavoratore forestale aidonese Giovanni Minacapilli veniva ucciso a colpi di pistola, mentre stava entrando nel portone della sua abitazione. Era il 24 gennaio del 1998, quel delitto venne subito contrassegnato dall’etichetta di delitto mafioso. Minacapilli andava eliminato perché stava incominciando ad agire da solo, trascurando gli interessi della famiglia mafiosa di altre province. Intanto sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui la Corte d’appello di Catania ha assolto con formula piena i due imputati di questo delitto, l’ennese Sebastiano Varelli, 79 anni, e l’assorino Vincenzo Giunta di 74, accusati di esseri il primo il mandante, il secondo basista, accogliendo le tesi difensive degli avvocati Giovanni Palermo e Francesca Denaro per Varelli e l’avvocato Nino Grippaldi per Giunta. Varelli, per l’accusa aveva ordinato l’omicidio perché Minacapilli stava cercando la sua indipendenza nel campo delle estorsioni; Giunta voleva vendicarsi perché Minacapilli era coinvolto in un attentato ai suoi danni. I due erano stati accusati da Angelo Francesco Leonardo, pentito di mafia, figlio di Gaetano Leonardo, “Tano u’liuni”, capo della famiglia di Enna. Le dichiarazioni di Angelo Francesco Leonardo sono state ritenute “discordanti” così come quelle di un altro pentito di mafia, Maurizio Vinciguerra. Ci sarebbe anche un collegamento con un altro omicidio, quello di Giuseppe Mililli, vicinissimo a Minacapilli e vittima, pochi giorni dopo, della lupara bianca a Niscemi, per opera di un gruppo di mafiosi nisseni e catanesi. Su indicazione della Cassazione il processo si è celebrato a Catania, dopo l’annullamento con rinvio della condanna all’ergastolo che era stata inflitta in appello a Caltanissetta a Varelli e Giunta che in primo grado erano stati assolti. L’assoluzione potrebbe diventare definitiva. “Non possiamo che essere soddisfatti perché è un giusto riconoscimento all’innocenza dei due imputati – ha dichiarato l’avvocato Grippaldi – La nostra versione era già stata recepita in modo molto sensibile e acuto dal gip Nicoletti, che più di 10 anni fa ci aveva dato ragione”.
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