La scomparsa di La Pusata, il ricordo: “Michele è la testimonianza della sacralità della vita”
Barrafranca - 14/12/2025
In tanti hanno ricordato Michele La Pusata, le cui esequie si sono celebrate ieri nella sua Barrafranca nella Chiesa Madre. Anch’io voglio lasciare il mio contributo di testimonianza per avere avuto il piacere di conoscerlo in tanti anni di militanza nello stesso partito politico.
Il profilo di La Pusata
Michele faceva parte di un gruppo spontaneo di persone, tutte sintonizzate sulle stesse frequenze umane. Impegno, militanza, solidarietà ma anche onestà intellettuale, coerenza e sana ambizione. Tanti sono stati i momenti di vera socialità che hanno accompagnato il nostro impegno politico, così come tanti sono stati gli appuntamenti politici ed elettorali che ci hanno visto puntualmente impegnati dal ‘94 al ‘2013.
I dialoghi con Michele
Michele, che lavorava nel comparto forestale, passava spesso a trovarmi, ne è testimone Mazzini che ci vedeva passeggiare in piazza Duomo. Un giorno vidi che zoppicava e gli chiesi “Michè che hai fatto alla gamba?”, “niente” mi rispose, “è un periodo che ho un fastidio all’altezza dell’inguine…boh”. Dopo un paio di mesi Michele tornò a trovarmi per la rituale passeggiata in piazza Duomo e questa volta lo trovai un pò più zoppicante. “Michè ma ancora sto problema hai…fatti controllare”. “Sì ho già prenotato una visita a Milano così capiremo finalmente” mi rispose.
Da Milano non arrivarono buone notizie, ma il viaggio di ritorno ci consegno un Michele che ci apparve subito “strano”. In realtà eravamo noi a percepirlo “strano” perché lui era invece sereno. Consapevole di dover aggirare un ostacolo che aveva trovato lungo il suo percorso ma sereno di poter continuare il viaggio della sua vita. E così è stato per tutti questi anni in cui Michele, accompagnato da un ospite invadente ed incalzante, è riuscito a concretizzare ciò che altri, in passato, avevano solo professato: la sacralità della vita.
La sua spiritualità
Ma vi è di più, Michele è riuscito in questa impresa perché ha perso la connotazione della persona “uti singulu” a vantaggio della persona “uti familia”. Un’evoluzione resa possibile grazie ai suoi affetti, ai suoi amici e soprattutto a sua moglie Stella, di nome e di fatto. Stella era infatti diventata la sua ombra, capace di interpretare e tradurre in sillabe silenzi, bisbigli, rumori e persino i movimenti oculari di Michele.
Grazie a questa sua nuova dimensione umana, Michele è riuscito ad assorbire tutte le emozioni della vita, restituendole a tutti coloro che, a vario titolo, gli sono stati accanto. Tra queste emozioni, merita di essere evidenziata anche quella di un giorno in cui sento il citofono di casa mia suonare. In prossimità del cancello vedo un furgone guidato da una Stella (evidentemente “cometa”) dal quale esce Michele nella sua versione “spaziale”.
L’incredulità, che caratterizzò quel mio momento, venne interrotta solo da ciò che affermò Michele per il tramite di Stella: “Ho percepito che qualcosa non andava in te in questo periodo e allora come la Montagna, ho deciso io di venire da Maometto”. Aveva percepito bene.
Da quel momento, mi resi conto che in Michele c’era qualcosa di spiritualmente forte e che il suo impegno per la vita altro non è stato che un messaggio pedagogico da somministrare come antidoto per le debolezze dell’essere umano. La storia di Michele, di cui certamente si continuerà a parlare, è infatti uno scrigno valoriale all’interno del quale si possono trovare le risposte che da tempo cerchiamo. Grazie Michele.