Sitting Volley e inclusione: allo IIS Lincoln lo sport come lezione di rispetto e consapevolezza
Enna-Cronaca - 16/03/2026
Un percorso educativo dedicato alla riflessione sulle differenze, sull’inclusione e sulle relazioni tra pari attraverso lo sport. È questo il senso dell’attività di Sitting Volley svolta dagli studenti dell’IIS Lincoln di Enna coordinati dai tutor sportivi Valentina Puma ed Emanuele Gallina nell’ambito del progetto Differenze 2.0 promosso dall’UISP.
L’obiettivo dell’esperienza era permettere ai partecipanti di mettersi nei panni degli altri, riflettere sui limiti fisici, sulla collaborazione e sull’importanza del lavoro di squadra. Attraverso il sitting volley – disciplina paralimpica che si gioca seduti a terra – gli studenti hanno potuto sperimentare direttamente un modo diverso di vivere lo sport, basato su adattamento, cooperazione e rispetto reciproco.
Le emozioni degli studenti dopo la partita
Al termine della sessione sportiva, culminata con una partita di sitting volley, è stato somministrato agli studenti un questionario anonimo di riflessione. Lo scopo era raccogliere impressioni, percezioni e opinioni sull’esperienza vissuta e sui temi affrontati durante il progetto.
I dati emersi sono particolarmente significativi. Circa il 45% degli studenti ha dichiarato di essersi sentito più vulnerabile del solito, non potendo contare sulla propria forza fisica o agilità. Un altro 40% ha evidenziato di aver percepito un maggiore spirito collaborativo, sottolineando come nel sitting volley il gioco di squadra sia fondamentale per coprire il campo. Solo il 15% ha ammesso di aver provato inizialmente frustrazione, soprattutto per la difficoltà di gestire l’azione individualmente.
Linguaggio, stereotipi e relazioni tra pari
Il questionario ha affrontato anche il tema del linguaggio utilizzato nello sport e nella vita quotidiana. Alla domanda su espressioni stereotipate come “tiri come una femminuccia” o “sembri un maschio”, i risultati mostrano come queste frasi siano ancora diffuse tra i giovani.
Il 50% degli studenti ha dichiarato di sentirle spesso ma di trovarle fastidiose, mentre il 30% le considera purtroppo normali. Solo il 15% ha affermato di sentirle raramente e appena il 5% ha dichiarato di non averle mai sentite.
Un’altra sezione del questionario ha riguardato le nuove forme di violenza digitale e controllo nei social network. Molti studenti hanno riconosciuto di aver assistito almeno una volta a situazioni problematiche tra coetanei, tra cui commenti offensivi o body shaming online (55%), esclusione intenzionale da gruppi WhatsApp o chat (40%) e controllo del telefono o delle password tra partner (25%).
Lo sport come strumento educativo
Nella sezione finale dedicata alla riflessione critica, il 60% degli studenti ritiene che la forza fisica sia ancora oggi, in alcuni contesti, utilizzata come giustificazione culturale per esercitare controllo nelle relazioni. Il 35% pensa invece che si tratti di casi isolati, mentre solo il 5% ritiene che esista ormai una piena parità.
Lo spazio aperto conclusivo del questionario ha raccolto numerosi commenti positivi: molti ragazzi hanno sottolineato come lo sport possa diventare uno strumento potente per comprendere le difficoltà degli altri e sviluppare maggiore rispetto e collaborazione.
L’esperienza di sitting volley si conferma dunque non soltanto come attività sportiva, ma come un vero percorso educativo capace di stimolare empatia, consapevolezza e dialogo tra i giovani, dimostrando ancora una volta come lo sport possa essere un veicolo privilegiato di inclusione sociale.