Nissoria, le indennità del sindaco: Glorioso chiede al commissario di riaprire il caso

«Il sindaco avrebbe fatto meglio ad attendere una risposta ufficiale e documentata degli uffici.» Con queste parole Armando Glorioso replica alla presa di posizione pubblica del sindaco di Nissoria, Rosario Colianni, sull’interrogazione relativa alla sua indennità di funzione. Una risposta che non chiude la vicenda, ma la rilancia, indicando nel commissario regionale da poco insediatosi il nuovo interlocutore istituzionale a cui rivolgere le domande rimaste senza risposta.

Il caso Nissoria

La questione si intreccia con la crisi politico-istituzionale che ha travolto il comune dell’Ennese: il consiglio comunale è decaduto dopo le dimissioni di cinque dei dieci componenti, e la Regione ha nominato commissario straordinario la dottoressa Loredana Torella. È in questo contesto che si colloca la polemica sull’indennità, una vicenda che rischia di trascinarsi nelle aule giudiziarie: nella sua replica, Colianni ha lasciato aperta la porta ad azioni legali in caso di ulteriori «rappresentazioni false o lesive dell’onore».

L’interrogazione e il nodo normativo

Tutto nasce da un atto formale depositato il 21 aprile scorso dai consiglieri Salvatore Buscemi, Francesca Castellana e Armando Glorioso — allora ancora in carica. Al centro, la corretta applicazione della normativa sull’indennità di funzione degli amministratori locali: i firmatari richiamavano l’articolo 82 del decreto legislativo 267/2000, che prevede il dimezzamento dell’indennità per i lavoratori dipendenti che non abbiano richiesto il collocamento in aspettativa non retribuita. Il punto di partenza era la circostanza che Colianni svolge, parallelamente all’incarico di primo cittadino, un’attività lavorativa stagionale alle dipendenze della Regione Siciliana nel settore forestale. I consiglieri chiedevano di conoscere la posizione lavorativa del sindaco, se fosse stata presentata domanda di aspettativa, l’importo dell’indennità corrisposta e quali verifiche fossero state effettuate dagli uffici competenti.

La posizione del sindaco

Colianni ha respinto ogni ipotesi di irregolarità, sostenendo che in Sicilia la materia è disciplinata dalla legge regionale 30/2000 e non dal testo unico statale, e che il dimezzamento non si applicherebbe al suo caso in quanto lavoratore stagionale a tempo determinato, privo della concreta possibilità giuridica di richiedere l’aspettativa. Ha richiamato a sostegno un parere del Ministero dell’Interno del 3 settembre 2021 e ha precisato che l’indennità è stata corrisposta con il supporto consultivo del segretario comunale. Ha definito l’interrogazione «giuridicamente debole» e orientata «a generare un dubbio politico prima ancora di accertare la realtà giuridica», rivolgendo critiche dirette a Glorioso.

La controreplica di Glorioso

Glorioso non arretra sul merito: «La sostanza non cambia», scrive, sottolineando che «la questione non si chiude con un lungo attacco politico contro una interrogazione del tutto legittima». Sul piano procedurale, individua nel commissario regionale il soggetto ora chiamato a raccogliere il fascicolo lasciato aperto dalla decadenza del consiglio. L’interrogazione era già stata iscritta all’ordine del giorno della seduta del 7 aprile, mai svoltasi. Glorioso annuncia l’invio di una PEC al commissario Torella per chiedere che le interrogazioni vengano «finalmente trattate in forma pubblica o comunque con risposta scritta, completa e pubblicata».

Le domande che restano aperte

Glorioso allarga infine il campo, segnalando che il dibattito sull’indennità ha finito per oscurare questioni che giudica ben più rilevanti: le modalità di utilizzo dei proventi della vendita dell’ex Nissometal, il destino del progetto relativo alla pista automobilistica e la sorte di due finanziamenti collegati per un totale di 2,2 milioni di euro. «Il consiglio comunale non c’è più. Ma le domande restano tutte. E adesso qualcuno dovrà finalmente rispondere.»