Enna tra ironia e voto: la lettera dei 26 e di Fare Comune contro la politica delle promesse facili
Enna-Cronaca - 20/05/2026
Un viaggio immaginario nel futuro per riportare la politica con i piedi per terra. È il senso della lettera firmata da 26 ennesi tra pensionati, commessi, badanti, artigiani ed esponenti della lista “Fare Comune”, formazione vicina al candidato sindaco del centrodestra Ezio De Rose.
Un testo dal tono volutamente ironico e brillante, che usa la distopia per mettere in discussione alcune narrazioni della campagna elettorale, con un evidente riferimento – mai esplicitato ma riconoscibile – all’area politica che sostiene la candidatura di Mirello Crisafulli per il centrosinistra.
Il sogno del 2031 e la città “perfetta”
La lettera si apre con una scena paradossale: “Siamo andati a dormire nel 2026 e ci siamo svegliati nel 2031”. Da lì prende forma una Enna surreale, perfetta, quasi irreale.
I firmatari raccontano che “le università sono diventate quattro, forse cinque” e che “lo spopolamento è stato abolito con ordinanza sindacale”, mentre gli studenti “restituiscono i biglietti Ryanair comprati per fuggire”. Una rappresentazione volutamente esagerata, che serve a introdurre il tema centrale: la distanza tra promesse politiche e realtà amministrativa.
Infrastrutture impossibili e città senza limiti
Il futuro immaginato diventa sempre più spettacolare quando si parla di infrastrutture e servizi.
“L’autodromo di Pergusa ospita stabilmente Formula 1, MotoGP e, nei weekend liberi, anche il Gran Premio di Monaco per ragioni logistiche”, scrivono i firmatari con evidente tono sarcastico. Non meno ironica la visione della mobilità urbana: “La monorotaia collega Enna alta, Enna bassa, Pergusa, Catania e, nelle ore di punta, direttamente Zurigo”. E ancora: “Le scale mobili funzionano persino”.
Una rappresentazione che, nella lettura politica della lettera, diventa una critica implicita a una narrazione percepita come eccessivamente ottimistica del futuro cittadino.
La città delle promesse illimitate
Nel testo la satira si fa più esplicita quando si descrive una città senza vincoli economici e amministrativi.
“Natale arriva tre volte l’anno. Le tasse si pagano da sole. Le buche si asfaltano spontaneamente durante la notte”, si legge nella lettera, che aggiunge: “Il bilancio comunale produce denaro per partenogenesi”.
I firmatari spingono ancora oltre l’ironia: “Il sindaco non deve scegliere. Può fare tutto. Contemporaneamente. Basta volerlo”.
Un passaggio che, nella chiave politica del documento, diventa una critica alla retorica della soluzione facile e delle promesse senza limiti di fattibilità.
Il risveglio e la realtà amministrativa
La seconda parte della lettera cambia completamente tono e torna alla realtà. “Poi però ci siamo svegliati davvero. E abbiamo ritrovato la città reale”, scrivono i firmatari, sottolineando come Enna sia una città con problemi ma anche con risultati concreti. Viene ricordato che negli ultimi anni il Comune ha intercettato “centinaia di milioni di euro di finanziamenti”, avviando interventi su quartieri, impianti sportivi e spazi culturali.
Tra gli esempi citati anche il recupero del Castello di Lombardia e la riqualificazione di varie aree urbane. “Non è il paradiso terrestre. Ma non è nemmeno quella specie di Atlantide morente”, si legge nel testo.
Il riconoscimento politico e la sfida del futuro
Nel finale, il tono si fa più istituzionale e meno sarcastico, con un riconoscimento esplicito del lavoro svolto dall’amministrazione uscente guidata da Maurizio Dipietro.
I firmatari evidenziano una continuità amministrativa che, nella loro lettura politica, sarebbe oggi raccolta dalle liste a sostegno di Ezio De Rose, tra cui “Fare Comune”, guidata dall’assessore allo Sport Rosalinda Campanile.
La chiusura della lettera torna alla concretezza amministrativa: “Governare significa scegliere. Assumersi responsabilità. Dire anche dei no”, scrivono i 25 firmatari, ribadendo che le città non si trasformano con le evocazioni ma con atti concreti e sostenibili.
Un messaggio che, al di là del tono ironico dell’incipit, si traduce in un invito alla politica locale a misurarsi con vincoli, risorse e priorità reali, evitando quella che i firmatari definiscono “letteratura fantastica” applicata all’amministrazione pubblica.