Il voto a Valguarnera e la sconfitta di Bruno: al giovane candidato sono mancati i giovani e il Pd

Non sempre l’unione fa la forza, soprattutto quando la coalizione manca di una visione lungimirante e di una reale lucidità politica. Alla prova dei fatti, il cartello elettorale a sostegno di Angelo Bruno si è liquefatto come neve al sole. Il divario tra i due schieramenti principali non lascia spazio a dubbi: 521 voti di scarto rappresentano un’enormità per un comune come Valguarnera Caropepe.

Il perché di una sconfitta così netta: Angelo Bruno, come dimostra il risultato, non ha avuto, come si sperava, il pieno sostegno della comunità; a fare la differenza sarebbe stato il voto delle donne e dei giovani che hanno votato in stragrande maggioranza il progetto Draià-Cutrona; l’ex sindaca Francesca Draià dopo 11 anni conosceva meglio di tutti il tessuto sociale della città e le esigenze dei cittadini, carpendone i bisogni.

Il peso del voto giovanile e femminile

Un altro punto dolente nello schieramento di Bruno è stata la mancanza di cambiamento generazionale, problema endemico. Se alla vigilia si ipotizzava un testa a testa, la realtà delle urne ha spazzato via ogni illusione. I voti reali non ingannano, a differenza di quelli millantati o sperati rimasti chiusi nel cassetto.

Questo accade perché la pura somma algebrica delle preferenze non basta: serve una proposta di cambiamento radicale che parta dalla base, anziché la riproposizione di vecchie dinamiche imposte da chi, da troppo tempo, detta i tempi della politica locale. Il ricambio generazionale purtroppo è rimasto un miraggio, sostituito da logiche dal sapore antico.

Un esempio lampante è il Partito Democratico: radicato sul territorio solo sulla carta, ha un circolo locale chiuso ormai da un decennio. Avrebbe potuto costituire un volano per la crescita dei giovani, ma non è mai pervenuto. A determinare questa sonora sconfitta ha pesato in modo decisivo, come detto, il voto dei giovani e, soprattutto, delle donne, che hanno preferito guardare altrove.

Undici anni di continuità amministrativa

Per l’opposizione si tratta della terza sconfitta consecutiva (2015, 2020, 2026): una dura lezione che impone un cambio di strategia non più rimandabile. La compagine di Bruno, forte solo sulla carta, era composta prevalentemente da figure storiche della politica locale. Il suo obiettivo primario – oltre a governare la città – sembrava essere quello di battere a ogni costo la sindaca uscente Francesca Draià.

Un’impresa tutt’altro che semplice: sconfiggere chi ha amministrato negli ultimi 11 anni non era scontato. Draià ha dimostrato una profonda conoscenza dei problemi quotidiani della cittadinanza, in particolare delle fasce meno abbienti, e una notevole capacità di ascolto, riuscendo a fidelizzare la maggioranza della comunità.

Va inoltre ricordato che nell’ultimo decennio la scena politica locale è stata esasperata da diatribe personali, denunce e accuse reciproche. Un clima avvelenato che ha allontanato i cittadini dalle istituzioni. I colpi bassi non sono mancati nemmeno in questa campagna elettorale, con epiteti come “dinosauri” o “truppe cammellate” rivolti ai sostenitori di Bruno che hanno indispettito una parte dell’elettorato.

Il futuro dell’opposizione e il passaggio di testimone

Oggi Francesca Draià, forte di ben 1.050 voti di preferenza personali (un record assoluto), passa il testimone alla nuova sindaca Carmen Cutrona. Nonostante le dure critiche dell’opposizione su temi caldi come la gestione dei rifiuti, i lavori pubblici e la trasparenza dei conti, la stragrande maggioranza dei cittadini ha scelto di fidarsi di questo binomio.

L’elettorato ha preferito in sostanza “l’usato sicuro” e la continuità amministrativa, piuttosto che rischiare un salto nel buio. Gli elettori hanno dimostrato una propria razionalità pratica, premiando la stabilità.

Adesso l’opposizione – o ciò che ne resta – dovrà voltare inevitabilmente pagina che comporterà novità assolute rispetto a quanto proposto in questo ultimo decennio. Perché, come questa tornata elettorale ha ampiamente dimostrato, in politica due più due non fa sempre quattro.