Ex Hotel Demetra, la Fondazione contro l’Enna Calcio: “Resta nell’immobile senza titolo”

È scontro sull’ex Hotel Demetra di Enna, nota come Casa Enna, utilizzato dall’Enna Calcio per ospitare calciatori, tecnici e dirigenti. La Fondazione Maria Alessandra, proprietaria dell’immobile, sostiene che la locazione sia scaduta il 15 settembre e accusa la società di continuare a utilizzare la struttura senza titolo. L’ente ha annunciato di avere avviato azioni giudiziarie per rientrare in possesso dell’immobile e ottenere il pagamento delle somme ritenute dovute, oltre al risarcimento dei danni.

La ricostruzione della Fondazione

In una nota, la Fondazione ricostruisce i rapporti con la società e contesta la permanenza nell’immobile dell’attuale gestione del club, sostenendo che il titolo di utilizzo sarebbe scaduto il 15 settembre 2026.

Secondo la ricostruzione fornita, al termine della stagione 2025-2026 la precedente gestione dell’Enna Calcio avrebbe riconsegnato l’immobile, lasciando alcune criticità relative alla pulizia e alla manutenzione e senza avere versato gli ultimi due canoni di locazione.

La locazione temporanea

La Fondazione riferisce di avere successivamente accolto le richieste della nuova gestione del club, che aveva rappresentato la difficoltà di reperire in tempi brevi una sistemazione per i nuovi calciatori e tecnici.

“Sono state concesse in locazione temporanea per la durata di 28 giorni, con scadenza al 15 settembre 2026”, si legge nella nota, nella quale viene precisato che l’accordo riguardava una parte dell’immobile, resa nuovamente utilizzabile dopo gli interventi di pulizia.

La Fondazione sostiene inoltre che il presidente dell’Enna Calcio, Giancarlo Travagin, avrebbe assunto per iscritto l’impegno a saldare anche la posizione debitoria pregressa.

La contestazione sull’occupazione

Il nodo principale riguarda la permanenza della società oltre la scadenza concordata. La Fondazione afferma di avere tentato, nei giorni precedenti al 15 settembre, di contattare il presidente Travagin per concordare la riconsegna dell’immobile.

Secondo l’ente, dopo alcuni messaggi WhatsApp i contatti si sarebbero interrotti e la società avrebbe continuato a utilizzare la struttura.

La Fondazione parla di “occupazione senza titolo” a partire dal 16 settembre 2026 e sostiene di avere subito un danno, anche perché l’immobile dovrebbe essere destinato ad altri soggetti per attività coerenti con le finalità dell’ente.

Per questo motivo, annuncia di avere avviato le “opportune azioni giudiziarie” per rientrare in possesso della struttura e ottenere il pagamento delle somme ritenute dovute, oltre al risarcimento dei danni.

Staticità e condizioni della struttura

Nella nota viene affrontata anche la questione relativa alle condizioni dell’immobile. La Fondazione contesta le notizie su presunti problemi di staticità e su un intervento dei carabinieri legato alla caduta di un soffitto.

L’ente riferisce che, dopo una perdita d’acqua segnalata dal conduttore, sarebbe intervenuto un idraulico per bloccare il guasto. L’acqua accumulatasi avrebbe provocato la caduta di alcuni pannelli del controsoffitto di un locale al piano terra adibito a lavanderia.

La Fondazione precisa che, secondo la propria ricostruzione, non vi sarebbe stato pericolo per persone o cose e che l’intervento dei carabinieri sarebbe invece avvenuto per dissidi tra persone presenti nella struttura.

Contesta inoltre che siano stati effettuati accertamenti igienico-sanitari nei confronti della Fondazione dopo la segnalazione della presenza di un topo, sostenendo che la gestione delle condizioni igienico-sanitarie competerebbe a chi detiene attualmente l’immobile.

La posizione annunciata dall’ente

La Fondazione Maria Alessandra conclude ribadendo la volontà di tutelare il proprio patrimonio e la propria reputazione, riservandosi ulteriori iniziative anche sul piano risarcitorio.