Mensa scolastica a Pietraperzia: aggiudicata e poi revocata ma la ditta per ora resta in servizio

Il servizio di refezione scolastica di Pietraperzia viene assegnato a una ditta, poi l’assegnazione viene revocata ma la stessa ditta continua a gestire le mense in via temporanea. È quanto emerge dalla determina n. 145 del 7 ottobre 2026, firmata dal responsabile del 1° Settore Affari generali. Dall’atto nasce la polemica del gruppo consiliare di opposizione “L’Ora del cambiamento“.

Cosa è accaduto

 Il Comune aveva avviato la procedura per scegliere chi gestirà la mensa nell’anno scolastico 2026/2027. Con la determina n. 141 il servizio era stato aggiudicato alla ditta Gusto Si Srl, di Leonforte. Nell’atto si ricorda che l’offerta era stata valutata “in dipendenza della minor distanza di percorrenza per la consegna dei pasti”. Il centro di cottura indicato da Gusto Si è a Pietraperzia, a “circa 2,4 Km” dalle scuole. Quello dell’altra ditta in gara, la Mivà Food & Service Srl di Caltanissetta, dista “circa 18 Km”.

Il 5 ottobre, però, Mivà ha chiesto di rivedere la scelta. Secondo la determina la ditta “ha presentato formale ed urgente istanza di riesame in autotutela della procedura di affidamento”. Contesta “la mancata attivazione di una fase (comunque successiva all’iniziale proposta di manifestazione di interesse) che tenesse conto di una eventuale ulteriore valutazione comparativa anche in ordine ad una offerta economica, da intendersi al ribasso”. In parole semplici: secondo Mivà, alle ditte andava chiesto anche un prezzo più basso per il pasto.

La revoca dell’affidamento

Dopo la richiesta di Mivà, il Comune ha riesaminato la procedura. Nell’atto si legge “di revocare, con decorrenza immediata” la determina di aggiudicazione. Allo stesso tempo, per non lasciare scoperto il servizio, dispone di “affidare temporaneamente” a Gusto Si “l’avvio della gestione” della mensa. Il tutto “nelle more della rivalutazione delle offerte che vorranno pervenire entro l’indicato termine del 30.10.2026”.

Le due aziende in corsa per il servizio

Le due ditte potranno dunque presentare una nuova proposta, anche sul prezzo “(con offerta al ribasso)”. La busta va consegnata “a mano al protocollo del Comune di Pietraperzia nell’assegnato termine delle ore 12.00 del 30.10.2026”. Fino ad allora, e salvo diverse decisioni, la ditta applica “il costo del singolo pasto di € 4,42 IVA al 4% esclusa (importo finale € 4,60)”. Il servizio ha inizio dal 5 ottobre e può arrivare fino al 1 giugno 2027, “salvo conferma o nuova e diversa aggiudicazione alle condizioni economiche che saranno formulate con la offerta integrativa richiesta”.

La ragione indicata dal Comune è garantire la mensa agli alunni. L’atto parla di “interesse pubblico”, legato alla “necessità di garantire la continuità del servizio di refezione scolastica”. Richiama inoltre il mantenimento del cosiddetto “tempo prolungato”, che era stato sollecitato dalla dirigente dell’istituto comprensivo Guarnaccia. Per l’avvio del servizio nei mesi da ottobre a dicembre sono stati impegnati 10.602 euro.

La posizione dell’opposizione – L’Ora del cambiamento

 In una nota stampa il gruppo “L’Ora del cambiamento” ricostruisce la sequenza degli atti e parla di una questione politica “che non può essere ignorata”. Il gruppo precisa: “Non siamo noi a dover stabilire se vi siano responsabilità giuridiche (ma vigiliamo anche su questo)”, perché la valutazione spetta “agli uffici e agli organi eventualmente preposti”. La domanda, scrivono i consiglieri, è un’altra: “perché si è arrivati a dover rivedere una procedura già definita e a ripartire con una nuova valutazione delle offerte?”.

Il gruppo denuncia poi la mancanza di risposte. “Il silenzio dell’Amministrazione su interrogazioni e accessi agli atti non può diventare la regola”, si legge nella nota, che parla di un controllo reso necessario dalle “tante inesattezze che stiamo riscontrando”. E aggiunge: “Se gli atti sono regolari e le procedure sono corrette, non vediamo quale ragione ci sia per sottrarsi al confronto e alla trasparenza”.

In assenza di risposte, i consiglieri annunciano che si rivolgeranno “agli organi competenti e alle sedi istituzionali superiori”. “Non è una minaccia. È il normale esercizio del controllo democratico”, chiosano.