Confindustria Sicilia: basta con le alchimie politiche, è tempo di pensare allo sviluppo
Enna-Cronaca - 20/07/2010
Palermo – La nuova Giunta di Confindustria Sicilia, riunitasi oggi a Palermo sotto la presidenza di Ivan Lo Bello, ha esaminato la situazione economica della Sicilia anche alla luce degli indicatori recentemente segnalati dalla Banca d’Italia nonché dai principali centri di ricerca.
In particolare, emerge una situazione di forte rallentamento generale di tutti i comparti economici, provocato essenzialmente da una domanda interna ancora in calo che frena la produzione e da un tasso di disoccupazione (13,9)% in crescita, ormai il più alto del Paese. Se si aggiungono i lavoratori cosiddetti scoraggiati, cioè coloro che non si iscrivono nelle liste dei disoccupati perché non sperano di trovare un lavoro, tale tasso sfiora il 20%.
Il calo dei consumi delle famiglie, il crollo del 14% degli investimenti fissi lordi, la forte flessione del valore aggiunto nel settore industriale e nelle costruzioni, il grave livello di inefficienza dei servizi pubblici, danno la dimensione di un pesante quadro economico e sociale, che richiederebbe – ad avviso di Confindustria Sicilia – una diversa consapevolezza da parte del sistema politico ed energiche azioni di intervento a breve, medio e lungo termine.
Purtroppo dobbiamo constatare che ad oggi il dibattito politico è concentrato su alchimie ed astratte formule politiche che i cittadini e le imprese non riescono a comprendere, anche alla luce della situazione di crisi strutturale che sta allontanando sempre più la Sicilia dal resto del Paese.
La Giunta di Confindustria Sicilia confida che la situazione di stallo politico e la sostanziale paralisi dell’attività dell’amministrazione regionale, a vari livelli, possa trovare nel breve termine sbocchi e soluzioni stabili per affrontare, con decisione e con il necessario impulso, il rilancio delle politiche di sviluppo del sistema produttivo regionale, attraverso l’accelerazione degli investimenti privati e pubblici, in atto fermi come dimostrano tutti gli indicatori economici”.
Michele Guccione