Formazione Sicilia; Sindacati: assemblea vara proposte e mobilitazione

Una svolta radicale nei prossimi giorni “nel solco di un accordo-quadro”. E “a sostegno delle rivendicazioni”, la mobilitazione, con una triplice manifestazione a Palermo e con sit-in in ogni provincia. Montano preoccupazione e protesta tra gli ottomila operatori siciliani della formazione professionale, molti dei quali da parecchi mesi non prendono stipendio. Hanno fatto sentire la propria voce stamani, nel corso di un’affollata e accesa assemblea svoltasi a Palermo, con la partecipazione dei vertici regionali di Cisl, Uil e Snals-Confsal. L’assise ha puntato il dito contro “la linea della precarizzazione dei rapporti di lavoro fin qui alimentata da governo e politica”. E s’è conclusa lanciando all’unanimità, al mondo politico, al governatore e all’assessore regionale al ramo Mario Centorrino, una serie di proposte. “Centorrino ieri sera s’è detto disponibile all’accordo-quadro? Bene, aspettiamo i fatti”, ha tuonato Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, che ha tirato le conclusioni riprendendo i temi emersi nel corso della discussione. Così, alla Regione lavoratori e sindacati chiedono “uno sforzo finanziario nel segno della responsabilità, per chiudere le pendenze aperte, relative al 2010 e al piano dell’offerta formativa 2011”. Ma sollecitano anche “strumenti innovativi, contrattuali e giuridico-amministrativi, per garantire, nel contesto dell’accordo-quadro, occupazione e reddito”. Perché, ha insistito Bernava, “il settore va alleggerito” in termini di enti accreditati e ore di formazione. Quest’anno, ha spiegato, l’economia della formazione ha dovuto fare i conti con una copertura finanziaria del 50% (120 milioni) della spesa calcolata, pari a 261 milioni. Pertanto, in un contesto di estrema precarietà finanziaria, “è necessario intervenire in modo radicale per eliminare i bubboni costituiti dagli enti che in questi anni hanno evaso il Durc (il documento unico di regolarità contributiva, ndr); non hanno rispettato i contratti di lavoro. O hanno continuato ad assumere nonostante lo stop imposto dalla Regione, nel 2008”. Questi enti vanno espulsi dal settore, hanno concordato i sindacati. Le ore di formazione che così si libereranno, potranno essere utilizzate per impinguare strumenti di sostegno al reddito. Segnatamente, secondo l’assemblea a cui ha preso parte pure Claudio Barone, segretario della Uil Sicilia, per un fondo di garanzia per l’occupazione. Ma nell’accordo-quadro dovrebbero trovare posto anche l’istituzione di un albo unico degli operatori della formazione, “ad esaurimento e con garanzie retributive per chi è stato assunto entro il 2008”. Ancora: meccanismi per la riqualificazione del personale eventualmente in esubero e incentivi alle dimissioni volontarie dei lavoratori che dispongono dei requisiti per la pensione di vecchiaia.
Preoccupazione, durante la mattinata, è stata espressa, inoltre, riguardo all’impiego, per le attività del settore, di risorse del fondo sociale europeo (Fse). “L’esperienza l’abbiamo fatta l’anno scorso per gli sportelli multifunzionali – ha avvertito Bernava – e il risultato è stato la precarizzazione dei rapporti di lavoro e l’allargamento ulteriore della platea degli enti. Non permetteremo che questo scempio si ripeta”. Pertanto, il governatore si assuma la responsabilità di “fissare la dimensione economica del settore compatibile con la situazione finanziaria. E chiuda con le pendenze aperte”, è la richiesta dell’assemblea. Che a sostegno del pacchetto di proposte, ha stabilito che saranno organizzate entro i prossimi dieci giorni, tre distinte manifestazioni, a Palermo: davanti all’Ars; davanti agli assessorati regionali alla Formazione e al Lavoro. E davanti alla presidenza della Regione. Contemporaneamente, si terranno presidi dinanzi alle prefetture, in ogni provincia.
Per la Cisl, sono interventi ai lavori pure Giorgio Tessitore, della segreteria regionale, e Franco Lo Greco, responsabile per il settore della Cisl Scuola Sicilia.