Perché Enna ha scelto di affidarsi a Crisafulli
Enna-Cronaca - 31/05/2026
Undici anni sono tanti. Abbastanza per costruire un’amministrazione solida, abbastanza per logorarla. Enna ha aspettato, ha valutato, e alla fine ha scelto: archiviare l’era Dipietro e consegnare le chiavi del Municipio a Mirello Crisafulli. Un ritorno, quasi una rivincita della storia, per chi nel 2015 aveva perso proprio contro Maurizio Dipietro.
L’alternanza come voto di sistema
Non è stata soltanto una scelta tra candidati. È stata una scelta di stile, di linguaggio politico, di rapporto con la città. Dipietro ha governato Enna da tecnico della politica: freddo, analitico, capace di visione strategica ma distante dal corpo vivo della comunità. Un sindaco da referto amministrativo più che da piazza. Crisafulli è l’opposto esatto: vulcanico, fisicamente presente, capace di ricordare il nome di ogni commerciante del centro storico. Enna, evidentemente, aveva voglia di calore.
Il problema di Ezio De Rose è che, per indole e per profilo, era molto più vicino al modello Dipietro che al modello Crisafulli. Rigoroso, istituzionale, con una storia da costruire nel rapporto diretto con gli elettori. In un voto che premiava la discontinuità, presentarsi come erede spirituale dell’uscente — oltre che come suo continuatore amministrativo — si è rivelato un doppio svantaggio difficile da ribaltare.
Il capitano contro l’amministratore delegato
C’è una metafora che racconta bene questa campagna elettorale. Crisafulli si è presentato come il comandante di una nave: unico al timone, senza il vessillo del Pd i cui vertici regionali e nazionali hanno negato il simbolo, scelta che Mirello ha rivendicato come punto di forza. Una scommessa rischiosa, pagata.
De Rose, al contrario, è arrivato agli elettori come l’AD di un consiglio di amministrazione affollato: Fratelli d’Italia, Forza Italia, MPA, ognuno con la propria quota di potere, i propri veti, le proprie aspettative di ritorno. Una coalizione che sulla carta sembrava solida e nei fatti ha mostrato tutte le sue fratture interne già nella fase della scelta del candidato. Quando la città deve scegliere tra chi comanda davvero e chi media tra azionisti, la risposta è quasi sempre la stessa.
Il ritardo che pesa
Il centrodestra ha pagato cara la guerra interna per la candidatura. I veti incrociati tra MPA, Forza Italia e FdI hanno prodotto una scelta tardiva, quando dall’altra parte i giochi erano già chiusi da tempo e la macchina organizzativa di Crisafulli girava a pieno regime. In politica, il tempo perso nella costruzione della coalizione è tempo sottratto alla costruzione del consenso.
A questo si aggiunge un gap di popolarità personale che non si colma in pochi mesi di campagna. Crisafulli è un volto noto in ogni quartiere, in ogni borgata. De Rose aveva le competenze, probabilmente, ma non ancora quella familiarità diffusa che in una città come Enna — piccola, dove tutto si sa e tutti si conoscono — vale quanto un programma di governo.
Il verdetto
Enna ha votato con la testa e con la pancia insieme. Ha scelto l’alternanza, ha scelto il calore, ha scelto chi prometteva di guidare senza dover continuamente contrattare con i propri alleati. Crisafulli ha vinto perché ha saputo essere, al tempo stesso, il candidato del cambiamento e l’uomo più riconoscibile della scena politica locale. Una combinazione difficile da battere.