Intesa Sanpaolo, stop ai servizi di cassa allo sportello: dal 6 luglio solo gli automatici

La filiale di Banca Intesa Sanpaolo di Valguarnera non erogherà più servizi di cassa all’interno dell’istituto. “A partire dal prossimo 6 luglio – così è scritto nel cartello esposto dalla banca – le operazioni di cassa (prelievi, pagamenti, versamenti, ricariche) potranno essere effettuate esclusivamente tramite gli sportelli automatici”.

La scelta – fanno sapere funzionari dell’istituto – è esclusivamente aziendale, alla stregua di quanto sta avvenendo in altri Comuni della provincia. Così chi dovrà ritirare la pensione, effettuare prelevamenti, versamenti e pagamenti dovrà obbligatoriamente servirsi del circuito esterno.

I disagi per gli anziani e per chi ha poca dimestichezza con la tecnologia

Non vorremmo essere nei panni di persone anziane che non hanno alcuna dimestichezza con i servizi tecnologici; come dovranno regolarsi? Dovranno rivolgersi ai figli o ai nipoti per effettuare un’operazione anche di semplice prelevamento? In particolare nei giorni festivi e prefestivi quando non c’è alcun addetto che li può aiutare?

La disattivazione dei servizi di cassa interni non riguarda tuttavia solamente Intesa Sanpaolo, ma attiene anche l’altra banca presente in paese, Unicredit, che non espleta più i medesimi servizi da qualche tempo.

Da precisare che non sarebbe il preludio verso una chiusura definitiva, considerato che la filiale dispone di un consistente portafoglio clienti.

Il tema della desertificazione bancaria nelle aree interne

Qui però si ritorna al vecchio discorso della desertificazione bancaria che sta depauperando servizi essenziali in diversi Comuni dell’isola e non solo. L’obiettivo primario delle banche sembra ormai quello di produrre sempre maggiori utili a fronte di bassi costi di gestione.

Nel dicembre 2024 l’on. Fabio Venezia del Partito Democratico presentò al Governo regionale un’interpellanza contro la desertificazione bancaria nelle aree interne e nei piccoli Comuni siciliani.

La problematica – secondo il deputato ennese – doveva essere affrontata dalla politica regionale, considerato che ben 132 comuni siciliani, per un totale di 320 mila abitanti, non hanno uno sportello bancario e non possono usufruire di alcun servizio finanziario.

“Abbiamo chiesto al Governo regionale – scrisse Venezia nella sua interpellanza – di affrontare come hanno già fatto altre regioni questa importante questione. A farne le spese sono soprattutto i piccoli comuni delle aree interne e con essi le imprese dei territori marginali”.

I dati: Enna tra le province più colpite

Ed è tutto vero quello che denunciò Venezia, considerato che anche nel 2024 sono state tante le filiali dei principali istituti di credito a chiudere battente. Secondo un reportage del 2024, a chiudere furono altri 163 sportelli.

Impietosa inoltre fu l’analisi dell’First Cisl Sicilia sulla desertificazione bancaria, che elaborò i dati resi disponibili al 30 giugno 2024 da Banca d’Italia e Istat, secondo la quale la Sicilia “aveva perso 470 sportelli bancari dal 2012, una riduzione del 37,3%, superiore alla media nazionale del 31,3%”.

“Attualmente in Sicilia nel 2024 – scrisse – rimangono solo 787 filiali, il che rende sempre più difficile per i cittadini accedere ai servizi finanziari tradizionali”.

L’osservatorio passò inoltre in rassegna le province siciliane che avevano subito riduzioni nel numero di sportelli bancari, evidenziando criticità e problematiche crescenti nel tempo. Secondo i dati diffusi, a registrare la perdita più drastica nel 2024 fu la provincia di Enna, con il 56% degli sportelli chiusi, subendo un impatto significativo e lasciando molti comuni senza accesso diretto ai servizi bancari.