Namastè, il legale della cooperativa: Il Comune di Valguarnera dovrà versare 139 mila euro

La cooperativa sociale Namastè, con sede a Caltagirone, che ospita una ragazzina disabile di Valguarnera dal 2018, a seguito di sentenza del Tribunale di Siracusa, presenta il conto per non aver mai ricevuto emolumenti per l’accudimento della stessa.

La vicenda, al centro delle cronache per diversi anni, ha avuto adesso una sentenza con tanto di risvolto economico. Il Comune di Valguarnera dovrà versare alla cooperativa sociale Namastè, secondo il prospetto dell’avvocato Antonio Maria Millesoli del Foro di Caltagirone inviato al Comune, la somma di euro 139.375, di cui 19.200 per spese relative al periodo antecedente a un decreto ingiuntivo disposto dalla cooperativa ed euro 120.175 per le rette non pagate da agosto 2023 a settembre 2026, oltre interessi, rivalutazione, competenze di legge e spese legali, per un importo che potrebbe superare i 170 mila euro.

Lunga vicenda legale

Lunga, infatti, questa vicenda legale tra la cooperativa sociale e il Comune di Valguarnera. La responsabile del centro, Laura Boria, in passato aveva denunciato il fatto che il Comune non si era mai occupato della ragazzina disabile valguarnerese Alessia, né dal punto di vista effettivo né economico, né si era prodigato a pagare le rette di competenza del Comune, considerato che la ragazzina risulta ancora oggi residente a Valguarnera.

La cooperativa sociale, per riscuotere il proprio credito, aveva avviato dapprima un procedimento per decreto ingiuntivo e successivamente si era rivolta al competente Tribunale di Siracusa per il soddisfacimento del credito, tutto ciò dopo altri giudizi presso altri Tribunali.

La posizione del Comune

Il Comune, da parte sua, nel costituirsi davanti al Tribunale di Siracusa aveva sostenuto davanti al Giudice che «a seguito del trasferimento della competenza territoriale dal Tribunale per i Minorenni di Caltanissetta a quello di Catania e dell’affidamento della minore ai servizi sociali del Comune di Solarino, il Comune di Valguarnera non sarebbe più stato coinvolto nella gestione amministrativa e socio-assistenziale della minore, né aveva ricevuto successive comunicazioni o provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria».

La sentenza

Il Giudice monocratico del Tribunale di Siracusa, con sentenza emessa il 15 giugno scorso, decideva di condannare il Comune di Valguarnera, considerato che «attraverso la documentazione presentata, è stato dimostrato che la minore abbia mantenuto ininterrottamente la propria residenza anagrafica nel Comune di Valguarnera Caropepe, risultando incontestato che il trasferimento della minore presso strutture ubicate in altri Comuni sia avvenuto esclusivamente in esecuzione di provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria minorile adottati nell’interesse superiore della minore e in ragione delle esigenze terapeutiche ed assistenziali della stessa e che il collocamento della minore presso altre comunità non ha determinato alcun trasferimento della residenza anagrafica né alcuna modificazione del Comune tenuto agli obblighi assistenziali».

Il conto per il Comune

Sta di fatto che il Comune, adesso, qualora non dovesse ricorrere in appello, dovrà pagare un debito di circa 170 mila euro.

«Giustizia è stata fatta – dichiara la responsabile del centro Laura Boria – Abbiamo fatto di tutto per evitare di ricorrere ai vari tribunali, ma il Comune si è dimostrato sordo alle nostre richieste, anche di transazione. Da parte loro è stato un accanimento nei nostri confronti, credendo di poterne uscire indenni e pensando che non fossimo accreditati a svolgere tale ruolo, ma non è stato così. Io non sono affatto soddisfatta per i soldi che dovremo ricevere, ma contenta per la bambina che abbiamo cresciuto noi e che il Comune ed i servizi sociali si erano dimenticati».