Festa del 2 Giugno, c’è un pezzo di Enna tra i padri costituenti: la storia del senatore Romano

di Giacomo Lisacchi

Non si può celebrare il 2 Giugno senza rivolgere un pensiero all’ottantesimo anniversario della Costituzione Italiana: un bellissimo risveglio dopo il buio del ventennio fascista, un ordinamento che era – ed è oggi più che mai – all’avanguardia. Eppure, non tutti sanno che nei lavori dell’Assemblea Costituente, che diedero linfa e vita alla nostra Carta, c’è anche un pezzo di storia ennese. È la storia di un Padre Costituente che partecipò da protagonista alla ricostruzione del Paese, guidato dalla fiera volontà di restituire valore e dignità alla persona umana: il senatore Antonio Romano.

A Enna, nel 2000, gli è stato intitolato uno slargo nei pressi di viale Diaz. Ma chi è stato davvero Romano? A tracciarne un ritratto intimo e istituzionale è l’ex assessore Mario Orlando, che lo conobbe da vicino seguendone la prestigiosa carriera, e che oggi ne ricorda l’alto valore e l’incessante impegno per lo sviluppo del territorio ennese.

L’arrivo in Sicilia e l’amore a Nicosia

“Antonio Romano – racconta Orlando – non era siciliano. Era un giovanissimo magistrato avellinese giunto nella nostra provincia per prestare servizio al Tribunale di Nicosia». Come lui stesso amava ricordare, era il Venerdì Santo del 1931 quando scese alla stazione ferroviaria di Pirato di Leonforte. Complice la festività, salì come unico passeggero sull’autobus diretto a Nicosia, dove erano in corso i preparativi per la solenne processione del Cristo Crocifisso.

In quanto forestiero, il suo arrivo non passò inosservato: alcuni paesani, incuriositi, lo seguirono fino al piccolo albergo dove aveva preso alloggio. Fu proprio dai balconi di quella stanza che Romano incrociò lo sguardo della donna che gli avrebbe cambiato la vita. Poco dopo, nella piazza del paese, rivide la stessa ragazza in compagnia di un noto avvocato del luogo, già incontrato per ragioni professionali: era suo padre. Nonostante le rigide convenzioni dell’epoca, Sarina – questo il nome della giovane – divenne presto sua moglie. Dalla loro unione nacquero due figli: Corrado, noto avvocato a Roma, e Bruno, professore ordinario di Filosofia del Diritto all’Università “La Sapienza”.

Dalla magistratura alla Commissione di epurazione

L’incontro con Sarina segnò la svolta per il giovane magistrato, destinato a diventare più volte senatore e uomo di governo. Successivamente, per incompatibilità ambientale, Romano fu trasferito al Tribunale di Enna. Dopo l’ingresso delle truppe alleate in Sicilia, venne nominato Presidente del Tribunale.

In virtù di questa carica, il governo militare alleato, rappresentato dal colonnello Rod, lo scelse come presidente della Commissione di epurazione per i funzionari pubblici legati al regime fascista. Un compito delicatissimo che Romano gestì con tale equilibrio che, alla fine, nessuno venne epurato.

La svolta politica e i diritti sociali

Ancora una volta, fu la moglie a incidere sul suo destino. Descritta da Orlando come una donna dal carattere forte e una fine intrattenitrice – da tutti chiamata affettuosamente “zia Sarina” –, divenne consigliera comunale a Enna (un fatto straordinario per l’epoca) e presidente provinciale del Centro Italiano Femminile (CIF), spingendo il marito verso l’impegno politico attivo.

Nel 1946, Antonio Romano venne eletto deputato all’Assemblea Costituente. In quella sede si batté con tenacia per l’inserimento dei cosiddetti “diritti sociali” nella nuova Carta. Per Romano, la legge suprema dello Stato doveva guardare al futuro, fissando paletti invalicabili per i legislatori a venire. Tra le sue battaglie storiche vi fu anche quella per l’indipendenza della magistratura, convinto che solo l’autonomia dei giudici potesse garantire una vera giustizia nel Paese.

L’impegno per lo sviluppo di Enna

Il successo politico proseguì nel dopoguerra. Nel 1948 venne eletto contemporaneamente alla Camera e al Senato, scegliendo di optare per Palazzo Madama. Confermato nel 1953 e nel 1958 tra le fila della Democrazia Cristiana, fu chiamato a fare parte del governo in qualità di Sottosegretario agli Interni e, successivamente, alle Poste e Telecomunicazioni.

“Da uomo di governo – ricorda ancora Orlando – seguì sempre con straordinaria passione i problemi della provincia di Enna, promuovendo la costruzione di numerosi uffici pubblici nel capoluogo». Si devono al suo impulso il Palazzo delle Poste, il Palazzo di Giustizia, il Palazzo delle Finanze e la sede dell’Inail, oltre a una fitta rete di uffici postali nei comuni della provincia. Fu inoltre notevole il suo impegno per la realizzazione degli invasi artificiali di Ancipa e Pozzillo, infrastrutture vitali per le risorse idriche dell’isola.

Durante la sua lunga attività parlamentare, Romano si distinse come uno dei politici più attivi nei dibattiti in aula e nelle commissioni, specialmente quando si trattava di difendere gli interessi del Mezzogiorno e della Sicilia, legando il suo nome a ben 200 disegni di legge.

“A Enna – conclude Mario Orlando – riceveva i cittadini nella segreteria di via Roma, sopra l’ex Upim: c’era sempre tantissima gente in fila. È stato, in sintesi, un politico onesto, preparato e profondamente vicino al suo popolo”.