Caso Giadone: domani terzo patteggiamento, sit in della famiglia in Tribunale
Barrafranca - 26/10/2026
Si torna in aula domani, martedì 27 ottobre, al Tribunale di Enna, per la nuova richiesta di patteggiamento presentata dalla difesa di Giuseppe Paternò, imputato per omicidio stradale in relazione alla morte di Gabriele Giadone, il ragazzo di Barrafranca deceduto il 10 maggio 2025, a soli 15 anni. È la terza richiesta di patteggiamento nell’ambito della vicenda giudiziaria. Contemporaneamente, nei pressi del palazzo di giustizia, la famiglia Giadone, insieme agli amici di Gabriele e ai genitori, darà vita a un sit-in per chiedere verità e giustizia.
L’iniziativa della deputata Marino
La vicenda è tornata al centro del dibattito pubblico nei giorni scorsi dopo l’intervento alla Camera della deputata nazionale del Partito democratico Stefania Marino. La parlamentare ha proposto di aprire una riflessione sulla disciplina del patteggiamento, valutando la possibilità di limitarne l’applicazione nei casi più gravi di omicidio stradale. Marino ha precisato che l’iniziativa non intende interferire con il procedimento in corso né mettere in discussione l’autonomia della magistratura, ma sollecitare il Parlamento a verificare l’adeguatezza delle norme, nel rispetto delle garanzie processuali e del principio di proporzionalità della pena.
L’incidente mortale e lo scontro tra le perizie
Al centro del procedimento c’è l’incidente avvenuto a Barrafranca, nel quale Gabriele, alla guida del suo ciclomotore, si scontrò con l’auto condotta da Paternò. Secondo la contestazione, la vettura avrebbe percorso un tratto di strada contromano prima dell’impatto. Proprio sulla ricostruzione della dinamica e sulla velocità del ciclomotore si confrontano valutazioni tecniche differenti: la consulenza della Procura avrebbe stimato la velocità del ragazzo in 68 chilometri orari, mentre quella presentata dalla famiglia l’avrebbe quantificata in 38. Si tratta di elementi controversi, la cui valutazione spetta all’autorità giudiziaria.
Le richieste di patteggiamento
Il percorso processuale è stato segnato dalle precedenti richieste di patteggiamento. La prima prevedeva una pena di sei mesi di reclusione, con sospensione condizionale, e aveva ricevuto il parere favorevole della Procura di Enna. Il giudice per l’udienza preliminare Giuseppe Noto, tuttavia, non ha accolto l’impostazione prospettata e ha restituito gli atti alla pubblica accusa. La questione della pena, dunque, non si esauriva nell’accordo raggiunto tra accusa e difesa, ma richiedeva un ulteriore esame alla luce delle circostanze contestate.
Dopo il primo passaggio in aula e il successivo riesame della vicenda, la difesa ha avanzato una seconda richiesta, anch’essa non arrivata a una definizione favorevole nei termini prospettati. Ora è attesa la terza istanza, sulla quale dovrà pronunciarsi il nuovo Gup, Ornella Zelia Futura Maimone. L’udienza di domani rappresenta quindi un nuovo passaggio in una vicenda che continua a suscitare forte attenzione a Barrafranca e nell’Ennese.
La famiglia di Gabriele contesta una soluzione sanzionatoria che ritiene non proporzionata alla perdita subita e chiede che siano considerate tutte le circostanze dell’incidente. La difesa dell’imputato, dal canto suo, ha scelto di percorrere la strada del patteggiamento, uno strumento previsto dall’ordinamento, la cui ammissibilità e congruità restano sottoposte alla valutazione del giudice. La Procura ha già espresso il proprio parere sulla prima proposta, ma il rinvio degli atti ha imposto di approfondire il profilo dell’aggravante contestata.
Le frizioni tra la famiglia Giadone ed il Comune di Barrafranca
Accanto al procedimento penale, resta aperto il confronto tra la famiglia Giadone e il Comune di Barrafranca. Nei mesi scorsi la rimozione della targa commemorativa collocata nel luogo dell’incidente aveva provocato la protesta della madre, Lucia Baiunco, che aveva interpretato il gesto come un’offesa alla memoria del figlio. L’amministrazione comunale ha richiamato invece le regole relative all’installazione della targa e alla collocazione di immagini sulla segnaletica stradale, sostenendo di aver agito nel rispetto delle norme.
La polemica si è riaccesa anche dopo la fiaccolata del 6 settembre scorso, organizzata in memoria di Gabriele. La famiglia ha criticato l’assenza di rappresentanti istituzionali; il Comune ha replicato di non aver ricevuto un invito formale e ha ricordato di aver autorizzato la manifestazione e garantito il servizio della polizia municipale.
Domani, mentre all’interno del Tribunale si discuterà la nuova richiesta della difesa, all’esterno la famiglia e quanti sono vicini a Gabriele torneranno a chiedere che la vicenda trovi una risposta giudiziaria ritenuta adeguata. Sarà il giudice a valutare l’istanza e gli elementi del procedimento, in una storia che intreccia il dolore dei familiari, le garanzie dell’imputato e il dibattito più ampio sulla risposta della giustizia agli incidenti stradali mortali.