Elezione diretta ex Province, 2 ipotesi in campo

Con l’approvazione da parte della Commissione legislativa Bilancio dell’ARS del disegno di legge che introduce l’elezione diretta degli organi di governo negli enti di area vasta, che segue a quella della Commissione Affari Generali, l’annoso problema è ufficialmente entrato nell’agenda politica dei gruppi parlamentari che, attraverso i rispettivi capi-gruppo, dovranno assumere una decisione, fosse anche presa a maggioranza.

Le due ipotesi

Tenteranno la forzatura senza attendere la parallela riforma della legge statale Delrio che, com’è noto considera l’elezione indiretta un principio di grande riforma economico e sociale valevole anche per la Regione Siciliana, o decideranno di sospendere l’approvazione del ddl per non correre il rischio di una probabile impugnativa?

L’ARS tra l’incudine e il martello

Una cosa è ormai certa e di questo ne è ben consapevole il Governatore Schifani: qualora l’ARS non dovesse approvare il disegno di legge che introduce l’elezione diretta, il Governo sarà costretto ad indire i comizi elettorali per consentire a primavera l’elezione indiretta degli organi di governo di tali enti, come ammonito dalla Corte costituzionale. In questa direzione il comitato di cittadini costituitosi ad Enna nei giorni ha già annunciato di promuovere al Tribunale ordinario apposito giudizio per consentire l’esercizio del diritto di elettorato attivo messo a repentaglio dall’inerzia legislativa dell’ARS.

Un caso tutto siciliano

La questione, che grida vendetta al cospetto dei più elementari principi costituzionali, è che solo in Sicilia gli enti di area vasta sono stati lasciati senza organi di governo democraticamente eletti per un periodo così lungo. Il problema, quindi, non è quale modello istituzionale utilizzare per governare l’area vasta, tema che anche l’attuale classe politica sembra non essere all’altezza di affrontare adeguatamente, ma quello, più semplice, di dare un governo a tali Enti, direttamente o indirettamente eletti.

Massimo Greco